VOLONTARIA PERSEGUITATA DA PROFUGO PER 2 ANNI: NON VOGLIONO ESPELLERLO

A nulla era servita la prima querela, esattamente un anno fa. Così come i ripetuti interventi di polizia e carabinieri. E neanche l’arresto in flagranza in occasione dell’ennesimo appostamento, con la conseguente custodia cautelare in carcere, nel marzo successivo.
Proprio nella serata del primo giorno di quest’anno, il profugo ‘innamorato’ si è messo ad aspettare davanti al posto di lavoro la giovane volontaria vittima della sua persecuzione.
E per lui, Mody Traore, 26enne maliano, sono di nuovo scattate le manette per il reato di stalking.
A dire il vero, il giovane profugo aveva ripreso praticamente fin da quando era uscito dal carcere a perseguitare quella ragazza conosciuta ad un corso alla Misericordia di Pistoia.
Nonostante fosse sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Catania (di fatto mai rispettata), il giovane, di fatto senza fissa dimora, era tornato in provincia di Pistoia e aveva provato ripetutamente a telefonarle da un numero sconosciuto: rispondendo a una di queste chiamate, il 30 ottobre scorso, la giovane volontaria aveva riconosciuto subito con terrore la voce del suo persecutore, ed era andata a sporgere denuncia in questura. Niente da fare. Nuovo numero, nuovi tentativi di contattarla, questa volta tramite whatsapp.
Fino ad arrivare all’ultimo dell’anno, quando – avuto il numero non si sa come – Traore ha comunicato su whatsapp a un collega della ragazza che all’indomani sarebbe arrivato a Pistoia per incontrarla. E chiedeva quindi quale fosse il suo turno di lavoro. Poi, la mattina del primo gennaio, il padre della ragazza ha trovato sul proprio cellulare tre chiamate perse: era sempre il giovane profugo, di cui si era memorizzato il numero. Ed è per questo che, nel tardo pomeriggio, ha deciso di accompagnare lui stesso la figlia, sempre più in ansia, al lavoro.
È stato durante il tragitto da casa che i colleghi hanno chiamato la ragazza per avvertirla: l’africano era davanti alla porta d’ingresso che l’aspettava. E lì, poco prima delle 20, lo hanno trovato i poliziotti della Squadra volante, inviati sul posto dalla centrale del 113, a cui la giovane volontaria ha telefonato per chiedere aiuto.
Portato in questura per gli accertamenti del caso, Mody Traore è stato quindi arrestato per il reato di atti persecutori e, su disposizione del pm di turno in procura, trasferito in carcere.
L’odissea della giovane volontaria della Misericordia era iniziata nel gennaio 2018, ad un corso per soccorritori. Il giovane profugo, accolto in una delle strutture della cooperativa Mi.Se., aveva cominciato a tempestarla di telefonate. E sebbene lei, fin da subito, gli avesse chiaramente detto che non gradiva, il giovane aveva continuato imperterrito. Con il passare dei mesi era cresciuta l’ansia, la disperazione, la paura di essere aggredita anche fisicamente. Perché la persecuzione non si limitava ad essere telefonica: se lo ritrovava anche davanti al luogo di lavoro. Quindi, la denuncia e il carcere. Che però non sono serviti.
Espellerlo no? Ci sarebbe un’idea anche più definitiva, ma il fidanzato deve essere un buonista del cazzo.
La volontaria vai a farla al canile