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IL NIGERIANO MALIK CHE HA ACCOLTELLATO MARTA GUIDAVA BABY GANG: ERA IL SUO VICINO DI CASA
MARZO 24, 2021
Il passato da calciatore in parrocchia, poi le baby gang. L’arrestato era tra i ragazzi segnalati dalle forze dell’ordine in centro città per i disordini anti assembramenti.
Il padre di Malik, un immigrato africano, l’ha abbandonato prima che nascesse. E così lui porta il cognome della mamma (italiana) che, da ragazza-madre (e anche altro…), l’ha cresciuto con l’aiuto dei nonni che abitano con loro. Certo, non è una famiglia ricca ma neppure disagiata, tanto che i servizi sociali di Mogliano non se ne sono mai dovuti occupare. «Potete chiederlo ai suoi amici o all’allenatore: mio figlio è un bravo ragazzo», spiega la donna. È disperata e confusa. «Non so cosa gli sia preso, il perché abbia fatto una cosa del genere. Ma ciò che importa, al momento, è che quella povera ragazza torni a stare bene».
Se non fosse stata confusa, oggi non avremmo Malik tra le palle.
Il suo volto non era nuovo alle forze dell’ordine, la sua storia nemmeno. Ha la carta d’identità di un minorenne, di un ragazzino o poco più, ma la fisicità di un uomo, già alto e robusto, sopra la media dei suoi coetanei (loro maturano prima come è noto ndr…). Lo descrivono così, nel quartiere, il giovane di 16 anni che è stato fermato dai carabinieri e arrestato come principale accusato dell’aggressione a Marta Novello.
Era dunque già noto, malgrado la giovane età, alle forze dell’ordine moglianesi. L’estate del 2020, sul fronte delle baby-gang in città è stata una delle più movimentate: risse, spaccio, si è arrivati anche a minacciare un ausiliario del traffico e a sputare sulle auto della polizia locale durante i controlli anti-assembramenti. Se la zona centrale è balzata alle cronache in più occasioni, più coperte sono le notti che queste giovani compagnie trascorrono in periferia, nei parchi, in via Ragusa, dietro alle piscine e ultimamente nell’area dietro al distretto sociosanitario.
Dai controlli delle forze dell’ordine emerge il contesto dove il ragazzo stava formando la sua personalità. Sui social, come peraltro fanno tanti suoi coetanei, amava ritrarsi in pose da bullo. Cosa l’abbia indotto ad infliggere quei colpi a ripetizione ti sul corpo della ragazza, a rincorrerla in bici armato mentre lei si concedeva ad una semplice corsa dietro casa, rimane ancora il più grande dei misteri.
Il refrain si ripete anche parlando con chi lo aveva seguito nella sua carriera di calciatore. Il presidente di una squadra del territorio lo descrive però come un ragazzo disciplinato: «Sono quelle cose della vita di cui è impossibile accorgersi in uno spogliatoio» racconta «non avremmo mai pensato di dover leggere notizie simili. Si è sempre comportato bene, si allenava con frequenza anche durante il periodo di quarantena, rispettando le normative anti-covid.
Ogni tanto arrivava in ritardo ma è normale. Veniva spesso il nonno a pagare la retta, altre volte la madre. Niente che potesse destare sospetti, siamo tutti pietrificati. Io l’ho salutato quattro giorni fa. Ha iniziato a giocare con la nostra squadra, poi è passata ad altre società ed è tornato. Per noi era uno di famiglia, quasi non ci crediamo».
I VICINI
Sono tra noi. Ma non sono come noi. Non lasciate che i vostri figli frequentino cattive compagnie.
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