venerdì 26 marzo 2021

 BREAKING NEWS

ACCANIMENTO CONTRO TRAINI, PG CASSAZIONE CHIEDE ‘ODIO RAZZIALE’ E GLI SPACCIATORI CHIEDONO I DANNI

MARZO 24, 2021 






Per lui odio razziale. Per Oseghale no. Gli italiani devono comprendere una cosa: questa fantomatica legge sul cosiddetto ‘odio razziale’ è usata come metodo repressivo degli italiani. E’ solo questo. Un modo di reprimere il dissenso.

E’ da confermare la condanna a 12 anni di reclusione a carico del 31enne Luca Traini accusato di aver sparato ferendo sei migranti, il 3 febbraio 2018 a Macerata, con l’aggravante dell’odio razziale. Lo ha chiesto il pg della cassazione Marco Dall’Olio sottolineando che è stata corretta la motivazione della sentenza pronunciata dalla corte di Assise di Appello di Ancona nell’ottobre del 2019.

L’udienza è on corso, in serata il verdetto.

“Nel comportamento di Traini non c’è odio razziale – ha invece sottolineato nella sua arringa l’avv. Franco Coppi che difende Traini imputato per la strage di Macerata -, i neri vengono identificati da lui come i responsabili dello spaccio di droga nella provincia di Macerata e come responsabili della morte di Pamela Mastropietro, potevano essere anche gialli o pellerossa e il discorso sarebbe stato lo stesso”; inoltre, ha proseguito, “non c’è stata una strage perché il reato richiede l’indeterminatezza delle persone offese”. Secondo Coppi Traini ha voluto “ergersi a vendicatore in preda ad un raptus emotivo di cui si dovrebbe tenere conto”.

A parte il fatto che non c’è stata alcuna strage, secondo la difesa, infatti, non si configurerebbe questo reato anche perché mancherebbe l’unicità del contesto spazio-temporale che si è svolto non in un unica volta.

Quindi Traini dovrebbe rispondere di lesioni aggravate per lo più o, al massimo, di tentato omicidio.

Inoltre mancherebbe anche l’aggravante dell’odio razziale, perché sempre secondo gli avvocati, Traini prese di mira i pusher, non tanto i neri. Mica è colpa sua se tutti gli spacciatori in zona erano nigeriani. Semmai è colpa dei nigeriani e di chi li ha fatti entrare e poi li ha messi in hotel a scrocco come Oseghale.

Tutte tesi che finora sono state disconosciute dalla Corte d’assise di Macerata e dalla Corte d’assise d’appello di Ancona, che non hanno neanche concesso le attenuanti generiche. Era il 3 febbraio 2018
quando Traini partì da Tolentino con la sua Glock 9X21 per andare a vendicare la 18enne romana
Pamela Mastropietro, barbaramente uccisa pochi giorni prima da un branco di spacciatori nigeriani col permesso umanitario, tra i quali è stato condannato solo Oseghale.

L’idea del 31enne era quella di andare in tribunale e sparare a Innocent Oseghale, il nigeriano poi condannato all’ergastolo in primo e secondo
grado per l’omicidio. Ma cambiò idea e decise di andare a caccia di pusher nigeriani colleghi dell’assassino.

Sei gli africani che rimasero feriti alla fine del folle raid per le vie del capoluogo e che parteciperanno come parti civili all’udienza in Cassazione. Anche gli spacciatori.

La verità è che Traini ha subito un processo politico da parte dello stesso Stato che, nei suoi rappresentanti, doveva invece andare a processo con l’accusa di strage, per avere fatto entrare in Italia migliaia di delinquenti.

La cosa più bizzarra di tutta la vicenda, e vergognosa, è che Traini, senza uccidere nessuno, ha l’aggravante dell’odio razziale perché gli spacciatori sono tutti neri, mentre Oseghale, che ha stuprato a morte e fatto a pezzi una ragazzina bianca, no. E’, chiaramente, uno Stato di merda.


















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