lunedì 23 marzo 2020

NON CI SONO RESPIRATORI, SACERDOTE MUORE PER DARLO A PAZIENTE PIÙ GIOVANE








NON CI SONO RESPIRATORI, SACERDOTE MUORE PER DARLO A PAZIENTE PIÙ GIOVANE




Don Giuseppe Berardelli è morto all’ospedale di Lovere. Sono almeno 30 i preti morti in Italia a causa della pandemia di Covid-19, tra questi almeno 16 sono della diocesi di Bergamo.
E’ morto dopo essere risultato positivo al coronavirus, perché ha scelto di sacrificarsi per un’altra persona. Don Giuseppe Berardelli, sacerdote 72enne di Casnigo (Bergamo), ha rinunciato al respiratore di cui aveva bisogno e che la sua comunità parrocchiale aveva acquistato proprio per lui. E l’ha fatto affinché quel respiratore potesse andare a qualcun altro. Qualcuno di più giovane, ma malato come lui. Qualcuno che neppure conosceva.
“Don Giuseppe è morto da prete. E mi commuove profondamente il fatto che lui, arciprete di Casnigo, vi abbia rinunciato di sua volontà per destinarlo a qualcuno più giovane di lui”, ha raccontato un operatore sanitario della casa di riposo San Giuseppe.
E pensare che sarebbe bastato mettere in quarantena i cinesi a gennaio. E pensare che se non avessimo speso tutti i soldi in accoglienza, invece che in respiratori, lui e tanti come lui sarebbero ancora vivi.
Perché in un Paese civile non si deve scegliere chi far morire, mentre si ospitano 85mila clandestini in hotel:
Negli ultimi dieci anni sono stati tagliati 70mila posti letto e 175 ospedali, ciò vuol dire che ogni regione ha perso più o meno una decina di ospedali con pesanti ricadute sui cittadini. Eclatante il caso del Forlanini a Roma, che il Pd vuole trasformare in un lussuoso centro per le Ong. 




Questo è un vero uomo ed un vero cristiano!
Impara, Mr. Pachamama Bergoglio!
Mentre unfuriano le polemiche sulle inutili mascherine, speriamo qualcuno si ricordi di far pervenire i ventilatori polmonari, che qui il problema non è non diffondere il contagio (che è già ovunque), ma curare i malati gravi





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