mercoledì 25 marzo 2020

UN MESE SENZA FARE NULLA: COSÌ CONTE HA FATTO MORIRE 7MILA ITALIANI









UN MESE SENZA FARE NULLA: COSÌ CONTE HA FATTO MORIRE 7MILA ITALIANI





Se uscire di casa senza l’autocertificazione costa qualche migliaio di euro, quanto ti costerà lasciare morire settemila italiani, Conte?
Se volgiamo lo sguardo indietro, ci rendiamo conto di quanto le migliaia di morti siano responsabilità di un governo inadeguato. Composto da ministri e premier totalmente incapaci di affrontare la normale amministrazione, figuriamoci un’emergenza globale.

Il governo sapeva, ma non si è organizzato per evitare il collasso del sistema sanitario. Hanno avuto almeno un mese di tempo, nulla hanno fatto per reperire i materiali necessari. Nulla per iniziare una riconversione dell’industria alla produzione di mascherine e respiratori. Anzi, le poche mascherine, questi scellerati, le hanno inviate in Cina. Dove erano già morto chi doveva morire. Molti più di quelli morti ufficialmente.
Nonostante il tempo a disposizione.
Il 27 gennaio Giuseppe Conte va in televisione ad assicurare che l’Italia è “prontissima” a fronteggiare il virus. Ha già adottato “misure cautelative all’avanguardia” e tutti i “protocolli di prevenzione”, tra cui il controllo della temperatura agli scali, la creazione di una task force e la sospensione di voli dalla Cina.:
Eppure, il 31 gennaio, il governo, seguendo l’Oms, dichiara lo stato di emergenza per sei mesi “in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza” del coronavirus:
Il 19 febbraio scoppia, sarebbe meglio dire emerge, a Codogno l’epidemia. Eppure, solo il 25 febbraio, quasi un mese dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, c’è il primo provvedimento per fronteggiare il coronavirus.


Si sono fidati dei cinesi. Non hanno chiuso le frontiere in modo ermetico. Non hanno messo in quarantena i cinesi. Non hanno lanciato un acquisto massiccio di mascherine e respiratori. Non hanno riconvertito industrie alla produzione ‘di guerra’. Non hanno vietato l’esportazione di materiale sensibile. Che anzi, è stato ‘esportato’ fino all’altro giorno con l’ospedale mobile e il mezzo milione di tamponi volati negli Usa.
Tutto questo, nonostante un mese di tempo. Che poi sarebbero due se avessero dato ascolto agli ‘allarmisti’ che giù dall’inizio di gennaio gridavano di tagliare i ponti con la Cina. Di chiudere i ristoranti cinesi. Tutto questo, mentre loro si ingozzavano di involti invitando anche gli altri a farlo: il modo perfetto per diffondere ulteriormente il virus.
Non è un caso se Walter Ricciardi, esperto italiano dell’OMS e consigliere dell’esecutivo, ha dichiarato che le misure di contenimento le avrebbe “prese dieci giorni prima”. L’inerzia iniziale, infatti, non solo potrebbe aver favorito la diffusione del virus, ma potrebbe anche aver provocato l’incapacità del sistema sanitario di reagire alla pandemia. Mentre Zingaretti sorseggiava aperitivi e tutti gridavano al razzismo contro i cinesi, nessuno si preoccupava di acquistare mascherine, ventilatori o ad assumere altri medici.
“In Italia abbiamo circa 3 posti letto per mille abitanti, molti meno degli 8 che hanno in Germania e dei 4 della Cina: si poteva usare quel tempo per realizzarne altri. Non avrebbero risolto ogni problema, ma salvato alcune vite umane sì”, ha denunciato il dottor Giuseppe Fariselli. “Avremmo anche potuto usare quel tempo per informare correttamente i medici, proteggendoli con strumenti adatti ed evitando di lasciarli soli”. Ma non è stato fatto.
Nulla è stato fatto.
Solo 23 febbraio vengono dichiarata la zona rossa intorno a Codogno. Troppo tardi e troppo poco.
Il 21 febbraio Borrelli stanzia 4,6 milioni di euro per l’incremento di personale medico di “massimo di 77 unità”.
E per arrivare all’ordinanza che permetterà alla Protezione Civile di acquistare con “priorità assoluta rispetto ad ogni altro ordine” i dispositivi di protezione individuali (Dpi), occorrerà attendere addirittura il 25 febbraio. E serviranno altri 3 giorni per avere la stessa urgenza sulla “acquisizione degli strumenti e dei dispositivi di ventilazione invasivi e non invasivi” o per destinare le mascherine “in via prioritaria al personale sanitario”. Un dubbio: non si poteva provvedere prima?
Oltre 20 giorni tra la dichiarazione dello stato di emergenza e le prime disposizioni su medici, mascherine e ventilatori.
Intanto la gente iniziava a morire. E sta continuando a morire. Tra una conferenza stampa e l’altra di quella cosa che chiamano presidente del consiglio.




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