venerdì 26 luglio 2019

PROFUGA TORNATA IN AFRICA: “SI STA MEGLIO IN NIGERIA CHE IN ITALIA”






PROFUGA TORNATA IN AFRICA: “SI STA MEGLIO IN NIGERIA CHE IN ITALIA”



Dopo sette anni di gozzoviglio, la richiedente asilo decise di avere parassitato abbastanza e che era tempo di tornare in patria, in Nigeria, proprio nello stesso luogo da cui era partita all’inizio del 2010 perché stava per scoppiare la guerra in Siria. Non è ridicolo?
Prima verso la Libia, dove era rimasta molti mesi lavorando in un negozio, poi verso l’Italia.
Prima di partire, la donna era felicissima di lasciare l’Italia e tornare in Nigeria: “Meglio l’Africa, c’è più povertà, ma c’è più dignità”.
Una scelta dettata in buona parte dalle difficoltà lavorative in Italia dopo il riconoscimento della protezione umanitaria. Dopo avere lavorato come badante a Genova, qualche lavoretto precario anche a Firenze, ma niente di definitivo, niente che potesse permetterle quello che voleva. Del resto non lo permette nemmeno a molti italiani.
“Non riusciva a sostenersi economicamente in Italia”, hanno spiegato prima della sua partenza dalla cooperativa Il Cenacolo. E così la scelta di tornare a casa, in Nigeria. Da dove, secondo le magliette rosse, i suoi connazionali fuggirebbero per qualche non meglio identificata guerra.
“Non vedo l’ora di partire – aveva raccontato la nigeriana nei giorni precedenti la partenza -. Non vedo l’ora di riabbracciare i miei figli che non vedo da molto tempo”.
Quindi ricapitoliamo: lei era fuggita dalla guerra che non c’era lasciando i figli in mezzo alla guerra che non c’è. Non si sa nemmeno se ridere o ridere. Ridiamo.
L’unica cosa certa è che ci hanno preso per il culo. Per anni. Lei per sette anni.















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