SCUOLE ITALIANE INVASE DA IMMIGRATI: SONO 800MILA, OLTRE IL 10%
SCUOLE ITALIANE INVASE DA IMMIGRATI: SONO 800MILA, OLTRE IL 10%

E’ ‘grazie’ a loro che le nostre classi sono sovraffollate e gli insegnanti devono perdere tempo con individui che parlano decine di lingue diverse:
Secondo i dati diffusi dal Miur la presenza di alunni stranieri è in lieve crescita: la popolazione scolastica della scuola statale è di 7.599.259: più del 10%, pari a 789.066, sono alunni di cittadinanza non italiana.
Le regioni italiane con più alunni stranieri sono concentrate al nord: Lombardia (201.996), Emilia Romagna (96.359), Veneto (85.487) e Piemonte (73.443). Da sole queste 4 regioni ospitano circa il 60% del totale degli studenti stranieri. Una sostituzione etnica senza precedenti in Italia.
E riflettete: due di queste regioni sono governate da decenni dalla Lega. Con l’illusione che farsi sostituire da ‘regolari’ sia bello.
In particolare la proporzione della Lombardia è particolarmente alta. Sul un totale di 1.183.493 studenti, gli oltre 200 mila studenti stranieri rappresentano circa il 17% del totale.
Non sorprende che ci sia chi vuole togliere i crocifissi e sostituirli con il Corano, o che vogliano carne halal:
Non gli sbarchi, che pure sono un dramma, ma i ricongiungimenti familiari sono la vera emergenza nazionale: oltre 200mila l’anno entrano così.
Nel 2010 il Miur ha stabilito il limite massimo di studenti non italiani in aula, ma la soglia viene spesso violata. Situazione più critica al Nord: in Lombardia ed Emilia oltre l’11% delle classi supera la quota. L’esperto: «Con troppi immigrati cala il rendimento di tutti».
In 3.171 scuole (ultimi numeri disponibili 2018) gli stranieri sono più del 30%: un’invasione.
E non solo affollano le aule, creando vere e proprie classi pollaio, abbattono anche il rendimento dei nostri ragazzi. L’esperto: «Con troppi immigrati cala il rendimento di tutti».
Nei paesi dell’area Ocse, tra il 2003 e il 2015 il numero degli studenti di 15 anni di origine immigrata è cresciuto in media di 6 punti percentuali.
Nel 2015 uno studente su 4 che vive negli stati dell’Ocse risulta essere nato all’estero o ha un genitore o entrambi i genitori nati all’estero.
È quanto sottolinea il Rapporto Ocse-Pisa reso noto lunedì 19 marzo. I flussi migratori stanno cambiando profondamente la composizione delle classi scolastiche: anticipando la sostituzione etnica in corso in tutte le società europee. Una sostituzione alla quale dobbiamo reagire e non subire. Combattere, con ogni mezzo.
Anche perché la diversificazione etnica è male: crescono infatti, dice il rapporto, le differenze culturali, sociali e linguistiche.
Minando così il bene più grande di una società: la coesione.
In Italia “il numero degli studenti non italiani è leggermente inferiore alla media – spiega Francesca Borgonovi, l’analista che ha curato l’indagine – però l’incremento verificatosi tra il 2003 e il 2015 è stato di 10 punti percentuali e non di 6. Questo perché l’Italia è stata interessata da flussi migratori importanti più recentemente rispetto agli altri paesi”. Una devastazione più recente.
Gli studenti con un background di immigrazione (in Italia sono il 17%) tendono a essere meno bravi a scuola rispetto ai nativi. Questo è particolarmente vero per gli studenti nati all’estero da genitori stranieri.
“Il 69% degli studenti nativi italiani raggiunge i risultati di base richiesti dall’Ocse nella lettura, nella matematica e nelle scienze, mentre soltanto il 51% degli studenti immigrati di prima generazione li raggiunge”.
“Il gap è ancora più marcato se si fa riferimento agli studenti arrivati nel nostro paese dopo i 12 anni di età, quindi con uno svantaggio linguistico rilevante: tra loro solo il 36% ottiene i risultati”.
L’anno scorso, su 131 alunni, 125 erano stranieri. Poi c’erano 6 ‘ostaggi’. Un’altra scuola, la primaria di via Dolci, a un solo chilometro di distanza dalla Radice di via Paravia, vedeva la percentuale di alunni stranieri superare l’80%.
Non stanno propriamente meglio altre scuole milanesi, tutte frequentate da un numero sempre più crescente e dominante di non italiani: gli istituti di via Padova, via Vespri Siciliani al Giambellino, via Monte Velino, (zona piazzale Cuoco), via Bodio (alla Bovisa), via Scialoia ad Affori, Quarto Oggiaro, Bruzzano.
Ovviamente la stragrande maggioranza di questi alunni stranieri non parla neppure italiano o lo parla malissimo, con inevitabile danno allo svolgimento dei programmi didattici. Non solo, le assenze quotidiane tendono a rendere queste scuole più che dei ghetti pubblici, degli istituti fantasma dove si aggirano di tanto in tanto gli studenti che timbrano giusto qualche volta il cartellino.
Ma queste scuola ‘ghetto’ si moltiplicano in tutta Italia. A Venezia, Mestre e Marghera in alcune scuole i figli di immigrati sono oltre l’83%, mentre il tetto dovrebbe essere del 30%
A Torino ci sono due classi prime elementari dell’istituto comprensivo Ilaria Alpi (Perotti, Deledda e D’Acquisto) in cui non c’è neppure un bambino italiano. Fanno parte del plesso D’Acquisto, dichiarato inagibile e per questo ubicate nella scuola media Croce, in una zona tra le più multietniche di Torino.
“In tutte le classi – spiega la preside Aurelia Provenza, arrivata da Palermo il 22 agosto – la percentuale di stranieri è il 60% degli iscritti. I più numerosi sono rumeni, cinesi, marocchini e moldavi. La nostra è una scuola dell’accoglienza”. No, la vostra è la scuola della sostituzione etnica. Paghiamo le tasse per farci invadere ed insegnare l’italiano ai figli degli invasori.
Sulle classi senza italiani la preside spiega che “i bambini sono stranieri di seconda generazione, hanno frequentato la scuola materna e hanno già una prima alfabetizzazione. Le maestre sono docenti di ruolo da tanti anni, sono molto competenti”. E promette: “Faremo di questi bambini dei cittadini italiani a tutti gli effetti”. Certo, come no.
E la soluzione non è certo l’integrazione forzata. Molto meglio classi solo di immigrati da una parte che un infernale melting pot dove i bambini italiani si sentono stranieri in patria.
L’idea del ‘tetto’ è una stupidaggine: il tetto va messo nel non farli entrare in Italia, non nello sparpagliarli sul territorio e nelle scuole.
L’emergenza è quella di abrogare i ricongiungimenti familiari. Altrimenti faremo la fine della Francia (foto in alto).
E non è solo una questione qualitativa:
Più il cancro multietnico è concentrato, meno intacca il corpo sociale. Più semplice sarà curarlo.
E’ infatti meglio concentrarli. Così il degrado multietnico rimane circoscritto e concentrato. E poi casa. Loro.
Ci stiamo avviando verso la società di tipo americano: completamente atomizzata. Putnam, studioso di Harvard per primo analizzò con dati e numeri, il fenomeno della frammentazione sociale causata dall’immigrazione. Non c’è ritorno.





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