OGGI LA SINISTRA HA ORGANIZZATO LA MARCIA A MILANO PER CACCIARE GLI ITALIANI, OVVERO PER AVERE UNA MILANO SENZA MILANESI, E' PROPRIO COSI, I RAZZISTI AVANZANO, GLI ANTI-ITALIANI PURE.
OGGI LA MARCIA DI CHI VUOLE UNA MILANO SENZA ITALIANI
Gli stranieri residenti a Milano sono oltre il 22 per cento della popolazione; quelli residenti in Lombardia oltre il 13. La media nazionale ai avvicina ormai quasi al 9 per cento.
Nel Comune di Milano si parla di 300 mila stranieri. Esclusi i clandestini, ovviamente.
Ora, questi sono numeri da Grande Sostituzione. Non si possono definire altrimenti. Nel giro di una generazione, la principale città economica italiana potrebbe essere a maggioranza straniera. Nell’arco di due generazioni, se non iniziamo a bloccare e rimpatriare, islamica. E tutto ciò è avvenuto ‘pacificamente’.
E’ questo il dramma. Se si presentassero alla frontiera – che non c’è più – armati e urlanti, si invierebbe l’esercito. Chi si oppone sarebbe celebrato come eroe. E invece ‘migrano’, e allora l’invasione non conta: ma il risultato è lo stesso. Anzi, è peggiore, perché le dominazioni di eserciti, quando terminano, non lasciano che ricordi, magari terribili: in questo caso, è un’occupazione a lungo termine. L’esercito che ci ha invaso non si ritirerà, un giorno.
Non sono numeri a caso. In una sola generazione siamo passati da quasi zero immigrati ad oltre il 21 per cento.
La Lega deve fare molto di più per fermare la Grande Sostituzione. Non basta, anche se è una condizione necessaria, chiudere i porti: si devono bloccare i ricongiungimenti familiari.
E’ intollerabile, in generale, che questa invasione non armata avvenga senza trovare alcuna resistenza – e capite a cosa ci riferiamo – da parte della popolazione locale. Signori: siamo in guerra, anche se nessuno l’ha dichiarata. Ci stanno invadendo: anche se nessuno lo dice. E il tumore si sta espandendo, anche se il medico dice che va tutto bene. Non va tutto bene.
Ma il futuro non è scritto. La società multietnica e il caotico degrado che porta con sé non sono inevitabili. Il futuro dipende da noi. Abbiamo chiuso i porti, è tempo di chiudere anche le porte.

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