CHIUDERE I PORTI E' RAZZISMO!.
NUOVAMENTE LA SINISTRA, IN PARTICOLARE IL PD, SEMBRA CHE SI SIA APPELLATO ALLE TOGHE ROSSE PER OTTENERE I PORTI APERTI, OVVERO RIATTIVARE GLI SBARCHI CLANDESTINI, LEGGIAMO LA NOTIZIA.
TOGHE ROSSE MINACCIANO DEMOCRAZIA: “CHIUSURA PORTI È RAZZISMO”

Una “deriva xenofoba e razzista”, dichiarazioni “di stampo eversivo”.
Magistratura democratica (la corrente di estrema sinistra delle toghe) ha attaccato a testa bassa la politica dei porti chiusi e, quindi, la sovranità popolare.
“La costruzione di nuove soggettività di tipo identitario – ha accusato con tono eversivo la segretaria generale Mariarosaria Guglielmi nella sua relazione al Congresso di MD, di cui abbiamo già parlato – è parte rilevante della strategia del populismo e dei neonazionalismi, che, alimentando strumentalmente la percezione dell’invasione da parte degli stranieri, ha innescato anche nel nostro Paese una deriva xenofoba e razzista, e sta rimettendo in discussione i principi e i valori fondanti della democrazia europea”.
La ‘percezione’. Quasi 1 milione di clandestini traghettati in pochi anni, compresi decine di migliaia di spacciatori della mafia nigeriana sono, secondo loro, ‘percezione’.
Questo spiega perché questi magistrati non hanno mai indagato i rapporti tra mafia nigeriana e chi ha dato il via al traghettamento.
“Con la chiusura dei nostri porti e la messa al bando delle Ong – millanta ancora la Guglielmi – si è consumata una violazione senza precedenti degli obblighi giuridici e morali di soccorso e di accoglienza, che derivano dal diritto interno ed internazionale”. E “con le vicende delle navi Aquarius e Diciotti abbiamo scritto una pagina nuova per il nostro Paese imboccando un percorso, sconosciuto ed inquietante”. “Abbiamo – osserva – in pochi mesi e con pochi gesti annientato intere esperienze di integrazione e di inclusione”.
Questa è eversione. E secondo loro, Salvini doveva consegnarsi al tribunale dei ministri di Catania, dove ‘casualmente’ erano stati estratti a sorte tre membri di questa corrente.
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