venerdì 25 gennaio 2019

NELLE PRIGIONI LIBICHE TORTURANO I CLANDESTINI, MA GLI LASCIANO LO SMARTPHONE



Il Corriere, il cui vicedirettore è dipendente della Open Society, il braccio armato di Soros nel business dell’immigrazione, prosegue nella sua campagna di fake news pro-invasione. Ovviamente, cosa di meglio se non inventarsi ‘torture in Libia’ attraverso improbabili fonti?


Liguria Notizie
7 ore fa
LIGURIANOTIZIE.IT
Una donna rumena del 1988, è stata arrestata ieri dalla polizia per evasione. La donna era sta arrestata a Monza nel 2015


Ora. Alarm Phone è questa organizzazione:

Non vuoi che il tuo satellitare da scafista venga intercettato dalle autorità? Chiama Alarm Phone, loro chiameranno per te Questo l’ultimo tweet di Alarm Phone, il radiotaxi degli scafisti: We lost touch with the 100 people in the #Med after 1945h yesterday and so have to rely on authorities to confirm rescue. What we know

Il prete che la guida, Zerai, protetto dal Vaticano, è stato condannato per traffico di droga:

Il prete che gestisce il flusso di clandestini eritrei verso l’Italia ci riprova: Nasce in Italia una nuova associazione Missing at the borders – Disparus aux frontières che chiede sostanzialmente la "… Posted by Francesca Totolo on Sunday, September 16, 2018 Vox è anni che parla di don Zerai: Dietro l’ondata di clandestini?


Secondo voi, un giornale serio prenderebbe in considerazione foto inviate da questo qui? Solo se qualcuno lo ordina.
Ovviamente, non si fanno nomi delle fonti – per non metterle in pericolo, ovvio! – quindi è impossibile dimostrarne la non veridicità. Il delitto perfetto di una propaganda delinquenziale.
Ma come scrive la giornalista indipendente Totolo, possibile che i ‘torturatori’ lascino ai ‘prigionieri’ gli smartphone? Possibile che i prigionieri possano entrare e uscire per stipulare contratti coi quali inviare immagini e telefonare?
Ricordiamo che i clandestini ‘prigionieri’ non sono libici che fuggono dalla Libia, sono subsahariani – per lo più nigeriani – che in Libia ci vanno per venire a rompere le palle in Italia. Non sono vittime, sono delinquenti.
Solita storia delle torture in Libia,  poi di fatto sono foto scattate in Brasile tanti anni fa!.




Nessun commento:

Posta un commento