giovedì 20 dicembre 2018

ONU CI RIPROVA: “IN LIBIA FANNO A PEZZI I MIGRANTI”

 




Migranti e rifugiati subiscono “orrori inimmaginabili” in Libia, denuncia un bizzarro rapporto delle Nazioni Unite che descrive in 61 pagine “l’inferno degli abusi subiti dal momento in cui entrano (non entrate, nessuno vi obbliga a pagare per andare in Libia ndr…) in Libia”, durante la loro permanenza nel Paese.
“La stragrande maggioranza delle donne e delle adolescenti intervistate – si legge nel documento – ha riferito di essere stata violentata dai trafficanti”. Riferire non costa nulla, anzi, spinge al pietismo.
Il rapporto delle Nazioni Unite, basato su informazione raccolte tra il gennaio 2017 e il 30 settembre scorso, documenta inoltre uccisioni, torture, condizioni di detenzione spesso disumane, fenomeni di schiavitù, lavoro forzato, estorsioni, sfruttamento ed altre gravi violenze inflitte da migranti e rifugiati “da attori sia statali e non statali”. Nei centri di detenzione i bambini sono detenuti nelle medesime squallide condizioni degli adulti, prosegue il documento.
“Innumerevoli migranti e rifugiati hanno perso la vita, durante la cattività in mano a trafficanti, uccisi a colpi di arma da fuoco, torturati a morte o semplicemente lasciati morire di fame o per negate cure mediche “, afferma il rapporto. “In tutta la Libia, corpi non identificati di migranti e profughi con ferite da arma da fuoco, segni di tortura e ustioni vengono scoperti, spesso in cestini della spazzatura, letti di fiumi in secca, fattorie e nel deserto”, aggiunge.

Video incorporato
1/2 18.12.18 - International Day @ Tajoura ImmDC


 Per le Nazioni Unite “la Libia non può essere considerata un luogo sicuro”, ma coloro che riescono a tentare la pericolosa traversata del Mediterraneo, “vengono sempre più spesso intercettati o soccorsi dalla Guardia costiera libica che li riconduce in Libia”, dove molti ritrovano l’inferno da dove erano appena sfuggiti, che nelle sue raccomandazioni finali si rivolte anche all’Unione europea ed ai suoi Stati membri per chiedere di “riconsiderare i costi umani delle loro politiche e dei loro sforzi per arginare la migrazione verso l’Europa”, nonché di garantire “che la loro cooperazione e la loro assistenza alle autorità libiche siano basate sui diritti umani”.
Ripetiamo per l’ennesima volta: questi non sono libici che si trovano malgrado loro nel cosiddetto ‘inferno libico’, sono nigeriani o altri subsahariani che pagano per andarci!
Quindi poche storie: cazzi loro. Non vi piace la Libia? Non andateci.

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