Al Moi di Torino sgomberata una ex palazzina olimpica
Lasciano le stanze occupate 76 migranti, impegnati 600 uomini nell'operazione.
MASSIMILIANO PEGGIO
TORINO
«Chi ha il cartellino rosso va direttamente sugli autobus». Destinazione via Delle Magnolie, nella sede della protezione civile, dove è stato allestito un centro di «accoglienza e ridestinazione» per gli abitanti della palazzina marrone dell’ex complesso Moi. La palazzina dei somali. Settantasei persone, tra cui mezza dozzina di bambini, in età prescolare. Ecco il primo passo del progetto Moi, che prevede il recupero graduale degli edifici costruiti per le olimpiadi del 2006, occupate successivamente da centinaia di profughi.
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Dopo fiumi di polemiche, battaglie politiche e lunghe attività di mediazione da parte della Prefettura, stamattina, 6 agosto, è iniziato l’esodo concordato, sorvegliato da polizia, carabinieri, polizia municipale.
E l’importanza dell’operazione, anche per il Comune, la si tocca con i gesti: vedere, ad esempio, il comandante della polizia municipale, Emiliano Bezzon e uno dei suoi vice, Marco Sgarbi accompagnare di persona sugli autobus, i residenti allontanati. Gente che trascina valige, borsoni, pezzi di vita imbustati da giorni. Nessun accenno di tensione, salvo qualche discussione sulla destinazione. Già c’è chi vorrebbe andare altrove, e non lasciare questa palazzina, dove anche chi non ha niente, lucra sui bisogni degli altri. Come affittare un letto o un armadietto. Al progetto di mediazione hanno collaborato più soggetti, anche finanziando: la Compagnia di San Paolo, la Diocesi, Comune, Prefettura.


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