SAN SIRO, È MORTO UN RAGAZZO: TUTTI PARLANO DEL “POVERO” KOULIBALY

Ormai, se non sei nero non conti un cazzo per ‘loro’
Ieri sera a San Siro è morto un giovane uomo, tifoso dell’Inter investito da un’auto di tifosi napoletani. Se l’è cercata, perché partecipava ad un agguato organizzato: ma la notizia è questa, non il ‘razzismo’ per due fischi ad un milionario in pantaloncini.
Nel 2018 non si può morire per una partita di calcio.
A inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza.
A inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza.
Ma i media di distrazione di massa si occupano di un giovane milionario africano rimasto turbato per i fischi di uno stadio.
Anche il Questore di Milano, invece di occuparsi della delirante situazione in cui si trova la ‘città italiana più vivibile’, invece di pensare a questo omicidio, si occupa di chiedere la chiusura della curva dell’Inter: per dei buu.
Posto che il ‘razzismo’ non c’entra nulla, altrimenti i tifosi dell’Inter fischierebbero anche il ‘loro’ Asamoah, pensare che contestare un giocatore avversario sia ‘proibito’ solo quando è nero è demenziale.
E si inscrive perfettamente nel clima di ‘intolleranza’ di quelli che nel mondo anglosassone definiscono ‘snowflakes’, individui troppo sensibili per sopportare qualsiasi azione contraria al proprio modo di concepire la realtà.
Si chiamava Daniele Belardinelli il tifoso dell’Inter morto. E non era milionario.
Gli ultras interisti, insieme a quelli di Nizza e Varese, avevano pianificato l’assalto ai supporter del Napoli. Un furgone, fuggendo, ha investito e ucciso il tifoso nerazzurro. Se l’è cercata, ovviamente sì, ma è questa la notizia, non i buu al milionario viziato e sensibilone

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