domenica 23 dicembre 2018

RICCHI E ANNOIATI TEDESCHI IN CROCIERA A “SALVARE MIGRANTI” E TRAGHETTARLI IN ITALIA






Che ci fa una cittadina tedesca, che di professione fa la fotografa “servizio sposi, nascite e compleanni” e non reportage dal fronte, sul peschereccio dell’organizzazione umanitaria Sea-Eye davanti alle coste libiche?
Ovviamente una crociera all inclusive all'insegna dell’avventura e dell’adrenalina, forse preferendola a quelle decisamente più ordinarie sulle grandi navi delle rotte turistiche. Al chiaro scopo di spettacolarizzare la miseria dei migranti in balia delle onde e per rimpinguare le casse, l’organizzazione non governativa Sea-Eye organizza discutibili crociere a bordo delle sue navi a cui partecipano annoiati benestanti, spesso âgée, della buona borghesia tedesca.
Alea, la fotografa che lo scorso marzo era a bordo di Sea-Eye, nel suo blog racconta che, al porto di Licata, lei e gli altri croceristi sono stati accolti dall'agente di viaggio Peter, che ha organizzato la crociera. Non sono mancati nemmeno fiori per tutti e flute di vino siciliano. Cocktail di benvenuto a bordo come sulle migliori navi da crociera.
Il Peter citato è Peter Buschheuer, responsabile stampa di Sea-Eye e padre di Michael, fondatore dell’organizzazione tedesca.
La fotografa tedesca continua nella narrazione della crociera davanti alle coste libiche, tra gli ospiti sofferenti di mal di mare, la scarsità di acqua potabile, le difficoltà di avere pasti eccellenti su un vecchio peschereccio e la delusione per la conclusione del viaggio prima della data prevista a causa del maltempo: “Quindi non è stato possibile per l’equipaggio della M1 (la nave di Sea-Eye) effettuare un vero salvataggio in mare nel Mediterraneo, motivo per il quale noi tutti ci siamo imbarcati”. Sea-Eye avrà rimborsato i croceristi per il mancato recupero di migranti? O il salvataggio è un extra?
Così scriveva Francesca Totolo in un articolo dello scorso Marzo, riguardo l’ong tedesca che in queste ore pretende di scaricare in Italia il carico di 33 clandestini prelevati in Libia con la propria nave che batte bandiera dei Paesi Bassi.
Come le altre ong, anche la nave SeaWatch aveva come base Malta, con il tacito accordo di non scaricare lì i carichi prelevati in Libia.
Poi l’imprevisto: Salvini. Così Malta, per non prendersi i clandestini rifiutati dall'Italia, ha bloccato le navi delle ong. Nel luglio scorso è toccato proprio alla SeaWatch:
Dopo il sequestro di Lifeline e il fermo del capitano della nave, ora Malta sequestra un’altra nave delle Ong. Non possono permettere più che vadano a pesca, toccherebbe a loro prendersi il carico. Così tocca alla Sea Watch, altra ong tedesca. “Alla richiesta di lasciare il porto – dove sostavano da giorni – apprendiamo che

E al suo aereo da ricognizione:


Lo abbiamo sempre detto. Malta aveva con le Ong un accordo: avrebbero fatto da porto logistico, in cambio della certezza che non avrebbero mai scaricato sull’isola il prezioso carico. A mettere fine a tutto questo, è bastato che Salvini chiudesse i porti: la minaccia di doverseli prendere loro, a Malta, ha messo fine all’accordo. Infatti,


Che ora sono tornati a caccia.
E come avvenivano i ‘salvataggi’ dell’ong tedesca? Gli scafisti chiamavano direttamente a Roma – alla nostra centrale delle Guardia Costiera – con i cellulari libici spacciandosi per parenti dei clandestini appena salpati. Panorama rivelò che nel nell'inchiesta di Zuccaro un trafficante si presentava come «sig. Mohammed» per informare dell’arrivo di un «barcone con 40 clandestini».
Tutti caricati dalla nave dell’ong Sea Fuchs (Sea Eye), poi trasbordati su tre navi e fatti arrivare in Italia.
Il governo olandese ritiri la bandiera a questi trafficanti umanitari: o si prenda il carico. E paghi il conto.


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