IMAM: “UCCIDERE NON ISLAMICI, SONO FRATELLI DI SCIMMIE”
Prosegue il nostro viaggio nel pensiero islamico di chi ospitiamo in Europa.
L’imam Abdelhadi Doudi. Le autorità francesi, lo scorso anno disposero la chiusura della sua moschea salafita per sei mesi a partire da metà dicembre. Poi riaprì.
“La chiusura della moschea è un attacco contro i musulmani! Se un prete è accusato di pedofilia, non chiudiamo la sua chiesa! – e aggiunge – In ogni caso non ho mai sentito l’imam invocare odio o jihad armato”, protestava un fedele.
Era distratto. In effetti, in almeno una trentina di sermoni in arabo, l’imam Abdelhadi Doudi e altri salafiti invitarono al jihad, ad uccidere i miscredenti e gli adulteri, gli ebrei “impuri, fratelli di scimmie e maiali”, a lapidare le donne e adottare la legge del taglione.

La corrente salafita, quella più pura nell’islam, ha preso piede in Francia e progredisce a Marsiglia. Città etnicamente devastata.
L’influenza dell’imam non si limitava alla moschea ‘sospesa’, e neanche alla città di Marsiglia: si espandeva in tutta la regione al confine con l’Italia, a Vitrolles, ad Avignone e ad Aix-en-Provence”.
Peccato che solo due anni fa, il presidente francese Hollande abbia ringraziato l’imam salafita per la sua moderazione.
La moschea non è solo un luogo di culto. Ospita una madrassa, scuola coranica che accoglie bambini a partire dai 5 anni. Secondo la prefettura, “le prediche influenzano gli abitanti del distretto e nelle scuole gli studenti riprendono i discorsi d’odio tenuti in moschea, tanto che i ragazzi legittimano attacchi come quello a Charlie Hebdo”.
La moschea non è solo un luogo di culto. Ospita una madrassa, scuola coranica che accoglie bambini a partire dai 5 anni. Secondo la prefettura, “le prediche influenzano gli abitanti del distretto e nelle scuole gli studenti riprendono i discorsi d’odio tenuti in moschea, tanto che i ragazzi legittimano attacchi come quello a Charlie Hebdo”.
Ma non puoi bloccare quella che è una invasione demografica chiudendo le moschee, che ne sono solo l’espressione fisica. Serve, anche in Europa, un premio Nobel per la pace birmano.

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