giovedì 27 dicembre 2018

LA TASSA SUI SOLDI PORTAVI VIA DAGLI IMMIGRATI INDIGNA I BUONISTI







Introdotto con il decreto fiscale, approvato recentemente dal governo, è una tassa contro la fuga di capitali dell’1,5%.
Colpirà i trasferimenti di denaro all'estero, prerogativa degli immigrati che lavorano in Italia e mandano i soldi a casa.
Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, ha attaccato a testa bassa l’esecutivo accusandolo di portare il Paese “sulla strada della chiusura e della xenofobia”.
Pensano di mantenere le tradizioni culinarie inondando l’Italia di immigrati. Evidentemente il ‘food’ non è l’unica cosa ‘slow’ che hanno.
Per i buonisti si tratta di una misura “discriminatoria”, in realtà è un tentativo di limitare una fuoriuscita di ricchezza: è come l’idraulico che mette una toppa per bloccare una perdita.
E’ ora che gli immigrati paghino per le infrastrutture che utilizzano e che sono state costruite nei secoli dagli italiani.
Le chiamano rimesse, è una sorta di furto legalizzato al sistema economico italiano
Un dissanguamento continuo, ogni anno. Anche lo scorso anno, gli immigrati hanno sottratto ingenti risorse all'Italia. Non solo i costi, enormi, di accoglienza e quelli sociali, ma anche le rimesse: 5 miliardi di euro usciti dal nostro sistema economico e inviati dagli immigrati nei loro paesi d’origine tramite le banche, la posta, o i money transfer. E sono solo quelli ufficiali.
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La Romania si conferma in testa alla classifica dei paesi che hanno ricevuto nel 2017 flussi di denaro dall'Italia, definibili come rimesse dei migranti. La comunità romena presente nella penisola ha fatto pervenire in patria circa 708 milioni di euro, cifra questa che, se paragonata a quella registrata nel 2016 (€ 777 mln), evidenzia un calo di quasi nove punti percentuali.
Al secondo posto si trova il Bangladesh con 532 milioni di euro, che rispetto all'anno precedente (€ 486 mln), registra un incremento di quasi dieci punti percentuali mentre la terza posizione è ricoperta dalle Filippine con 325 milioni di euro (-2,8 rispetto al 2016); la quarta dal Senegal con 309 milioni (+10,8%).
Un dissanguamento continuo, ogni anno. Anche lo scorso anno, gli immigrati hanno sottratto ingenti risorse all’Italia. Non solo i costi, enormi, di accoglienza e quelli sociali, ma anche le rimesse. Nel 2017 il Friuli Venezia Giulia risulta la regione con la crescita percentuale più elevata delle rimesse degli immigrati (+26,6% rispetto all’anno precedente, da 81,7

La classifica continua con India, Marocco, Sri Lanka e Pakistan, tutti paesi che hanno catalizzato flussi di denaro superiori ai 200 milioni di euro; tra questi spicca la performance degli ultimi due che sono aumentati rispettivamente del 14,5% (da 244 a 280 milioni di euro) e del 16,0% (da 200 a 232 milioni di euro).
Il volume complessivo delle rimesse inviate dai migranti presenti in Italia verso i loro paesi di origine ha oltrepassato lo scorso anno i 5 miliardi di euro (€ 5.075.116.000), rimanendo praticamente sullo stesso valore di quanto registrato nel 2016, quando Più esattamente nel 2017, rispetto al 2016, si è registrato un incremento in valori assoluti di quasi 1,5 milioni di euro, impercettibile anche se espresso in punti percentuali (0,01%).
Naturalmente questi numeri si riferiscono a quanto viene spedito dai migranti per il tramite dei canali formali, ossia le banche, la posta e, soprattutto, i money transfer; i flussi non tracciati, quelli informali come i parenti e gli amici, non sono compresi (peraltro difficilmente quantificabili.
Tra i primi 30 paesi di destinazione, si nota l’ingresso del Mali (quasi 33 milioni di euro) e della Serbia (oltre 29 milioni) ed anche un considerevole incremento del flusso verso Egitto, Georgia e Pakistan (superiore per tutti questi paesi di 15 punti percentuali rispetto al 2016).
La nazionalità cinese ribadisce nel 2017 il trend di decrescita del flusso di denaro che, rispetto all'anno precedente, si abbassa fino a quota 137 milioni di euro, il 42,5% in meno, ben lontano da quanto venne registrato nel 2012, quando il valore delle rimesse verso la Cina fu di circa 2,7 miliardi di euro.
Oltre il 23% delle rimesse sono state inviate dalla Lombardia (€ 1.179.991.000), che si conferma così, anche per il 2017, in testa alla classifica per regioni. A seguire il Lazio (15,2%), l’Emilia-Romagna (9,1%) la Toscana ed il Veneto (entrambe intorno al 9%). In generale, dalle regioni del Nord sono state generate più della metà delle rimesse totali (54%) e da quelle dell’Italia centrale oltre un quarto (27,2%).
A livello provinciale è Roma a guidare la classifica con un flusso di rimesse inviate di oltre 661 milioni di euro, corrispondente al 13% del totale nazionale e leggermente inferiore a quello registrato nel 2016 quando fu di oltre 670 milioni. Al secondo e terzo posto si collocano rispettivamente Milano (€ 580.384.000) e Napoli (€ 203.207.000), quindi Brescia, Firenze, Torino, Bologna, Verona e Bergamo, tutte province con un volume superiore ai 110 milioni di euro. Da notare, a conferma di quanto detto circa la cronica riduzione delle rimesse verso la Cina, che la provincia di Prato ha registrato nel 2017 una contrazione rispetto al 2016 del 35,9%.



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