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IL CORRIERE TIFA BELGIO CONTRO L’ITALIA: “E’ FORTE PERCHÉ MULTIETNICO”, NOI SIAMO ‘TROPPO’ BIANCHI
LUGLIO 2, 2021
E’ chiaro, il gioco del calcio è troppo popolare perché la cabala globalsta non tenti di usarlo per propagandare un orripilante futuro multirazziale, quello dell’uomo senza identità e senza radici.
Ed è per questo che la stessa cabala non può sopportare la nazionale italiana, che sembra uscita da un manifesto futurista del ventennio. Ed è per questo che dopo mille resistenze e la contrarietà popolare gli azzurri saranno costretti questa sera ad inginocchiarsi. Non a casa davanti al Belgio: una non nazione.
Squadra per cui tifa il traballante Corriere della Sera che arriva al delirio di scrivere che la forza del Belgio dipenderebbe dalla sua multietnicità: congolesi, marocchini, martinicani, ghanesi, portoghesi che tra loro comunicano in inglese. Il giornalista del Corriere non lo scrive, ma si capisce che la nazionale belga è per lui la futura umanità. Dopo tutto, è anche la squadra che s’inginocchia più convintamente al rito del Black Lives Matter. Al momento, però, la tesi della multietnicità come segreto del successo non regge all’urto dei fatti. Almeno nel calcio. Lo sanno bene i francesi, la cui multiNazionale ha dovuto arrendersi alla Svizzera.
Intanto, al di là del pensiero delirante che il calcio abbia attinenza con la realtà sociale, il Belgio è semmai il meno multietnico delle nazionali considerate tali. Tra i titolari inamovibili solo Lukaku e Witsel sono ascrivibili all’immigrazione. Tutti gli altri sono fiamminghi e valloni purosangue.
Ma vale anche per la Germania, sempre più zeppa di cognomi esotici e perciò del tutto incapace di sprigionare quel teutonico furore che la rendeva temibile anche da agonizzante. Già, piaccia a meno, le nazionali sono anche un distillato di identità e di storia comune. Per un irlandese il match contro il Portogallo non vale quanto quello contro l’Inghilterra. Del resto non lo fu neanche per gli argentini in Messico nel 1986. Maradona (mano de Dios nell’occasione) e compagni sconfissero i Leoni di Highbury per 2 a 1. Una partita di calcio, certo. Ma per molti giornali fu anche la rivincita della guerra delle Falkland di qualche anno prima. Ecco, lo sport, in particolare il calcio, è anche questo. Pensare che negli individui e nelle comunità tutto sia sostituibile è una illusione, e neanche tanto bella. Speriamo di averne conferma tra qualche ora: forza Azzurri!
Insomma. Persa la Franciafrica è rimasto ai poveri delinquenti della multietnicità il Belgio.
Ma i giornalisti del Corriere, come tutti gli altri, non hanno capito: non è nelle vittorie che si comprende la forza di una squadra, come non lo è nei momenti migliori che si capisce la forza di una società, ma nelle sconfitte e nelle difficoltà. E’ in questi casi, come insegna il crollo francese, che viene fuori la debolezza intrinseca di una ‘cosa’ multietnica, che sia squadra o società nazionale.

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