METÀ IMPRESE ITALIANE A RISCHIO CHIUSURA, SOLUZIONE FMI: PIÙ TASSE
APRILE 7, 2021
Una “mappa della solidità” delle imprese indica che “circa il 45% di esse è strutturalmente a rischio: esposte a una crisi esogena, subirebbero conseguenze tali da metterne a repentaglio l’operatività”. E’ quanto emerge da un rapporto dell’Istat sulla competitività
La crisi legata al Covid ha accentuato il divario Nord-Sud. L’allarme per sei regioni il cui tessuto produttivo risulta ad alto rischio combinato, cinque appartengono al Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna) e una al Centro Italia (Umbria).
In questo contesto, arriva il FMI:
Fmi: tasse sui ricchi e sui redditi alti “I governi dovrebbero considerare tasse
più alte sui ricchi per pagare i conti del Covid”. Lo sostiene il Fondo Monetario Internazionale.“Un contributo temporaneo alla ripresa dal Covid” da fare pagare ai redditi
più alti consentirebbe di ridurre le disuguaglianze.In tale maniera “aumenterebbe la probabilità di una mobilità intergenerazionale”, considerato che i giovani sono coloro che stanno pagando il prezzo più alto della crisi dovuta alla pandemia.
No. No. No. Non dobbiamo tassare i ricchi che producono reddito in Italia. Dobbiamo far pagare montagne di tasse alle multinazionali come Google e Facebook che non producono alcuna ricchezza e che razziano moneta in Italia e negli altri Stati per poi parcheggiarla esentasse alle Cayman attraverso l’Irlanda. Non è un caso che Bezos, l’uomo più ricco del mondo sia concorde col piano di aumento delle tasse voluto da Biden: i suoi soldi sono al sicuro come tutti i soldi dell’1 per cento dell’uno per cento.
Il contrario sarebbe folle. Perché andremmo a punire chi crea ricchezza invece di chi se la porta via.
Dieci ‘paradisi fiscali’ ricevono la maggior parte dei profitti delle multinazionali: tre sono Paesi europei – Lussemburgo, Paesi Bassi e Svizzera – e poi ci sono i soliti noti, Isole Cayman, Singapore, Bermuda, Porto Rico. Sono i dati di un recente studio dell’Ictd, International Centre for Tax and Development, con sede nel Regno Unito, che ha evidenziato come le multinazionali abbiano spostato un migliaio di miliardi di dollari in profitti dal luogo in cui si svolge l’attività economica verso i ‘paradisi fiscali’, privando gli Stati di oltre 200 miliardi di dollari in entrate.
Lo studio si basa principalmente sui dati disponibili relativi soltanto al 2016, forniti dalle stesse aziende, resi pubblici dall’Ocse per la prima volta nel 2020. I ricercatori dell’Ictd hanno anche scoperto che le multinazionali con sede negli Stati Uniti e nelle Bermuda si servono del trasferimento degli utili in modo massiccio.
L’elusione fiscale delle multinazionali incide su Paesi ad alto reddito, come Stati Uniti, mentre si stima che Italia, Germania o Francia perdano almeno un quarto della loro base di profitto a causa del trasferimento degli utili, afferma l’economista. Nel 2017, un’indagine del Consorzio internazionale di giornalisti investigativi – Paradise Papers – ha rivelato che sono oltre 100 società multinazionali, tra cui Apple, Nike e il produttore del Botox, Allergan, a servirsi dei paradisi fiscali.

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