SCAFISTI PUBBLICIZZANO VIAGGI VERSO L’ITALIA CON LE ONG: “ARRIVO CERTO” – VIDEO

La denuncia della reporter Francesca Totolo:
I #trafficanti pubblicizzano sulla loro pagina #Facebook il trasbordo del 10 gennaio di @openarms_fund, prova del traghettamento per i prossimi clienti.
Una persona sana di mente potrebbe mai pensare che quel barchino possa arrivare in Italia?
Questo va oltre al #PullFactor.
I #trafficanti pubblicizzano sulla loro pagina #Facebook il trasbordo del 10 gennaio di @openarms_fund, prova del traghettamento per i prossimi clienti.
Una persona sana di mente potrebbe mai pensare che quel barchino possa arrivare in Italia?
Questo va oltre al #PullFactor.
N.B. "Dalla Libia all'ITALIA" scrivono i trafficanti: l'autorizzazione allo sbarco a Messina dei #migranti a bordo di @openarms_fund è arrivata il 14 gennaio.
Non è il primo caso. «Pronti a salpare», titolava un’altra pagina Facebook gestita dai trafficanti. Che spiegava che il porto da dove lasciare la Libia è Zuwara. Un altro (naturalmente la lingua è l’arabo): «Viaggi di gruppo dalla Libia verso l’Italia. Morad Zu Wara». Segue numero di cellulare libico. «Presso il porto di Zuwara verso il Mediterraneo. Imprenditore specializzato. Ha studiato presso l’Università di legge di Zuwara».
Che è poi dove si fanno sempre trovare le navi delle Ong:
Sul sito si possono vedere fotografati ottimi pescherecci, lasciando intendere che la “compagnia” utilizza questa flotta, per rassicurare i migranti. si vedono barconi stracolmi di “passeggeri”. Un altro sito spiega: «Il pellegrinaggio via mare dalla Libia all’Italia». «Viaggio sicuro. Noi siamo specializzati in questo. Al Hajji». «Dalla Libia all’Italia con l’aiuto e la protezione di Allah».
Uno dei gestori di queste pagine che si trovano su Facebook, Abdul El Aziz, di Sabratha, è stato riconosciuto da un clandestino come appunto l’organizzatore del suo viaggio dalla Libia destinazione Italia. Costo equivalente di 6.600 euro per quattro persone.
Verificando i contatti e le amicizie di questo personaggio chiamato in causa dal migrante, gli analisti delle forze di polizia hanno segnalato il nome di Giuseppe P. P. che a sua volta, sul suo profilo Facebook, spiegava di essere un interprete e di insegnare l’arabo all’Università del Molise, il Cepu, l’aeronautica militare e «Easylife»:


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