INFERMIERA CODOGNO ACCUSA GOVERNO: “E’ CAOS, SIAMO POCHI: NON RISPETTIAMO QUARANTENA”
INFERMIERA CODOGNO ACCUSA GOVERNO: “E’ CAOS, SIAMO POCHI: NON RISPETTIAMO QUARANTENA”

L’ospedale di Codogno, comune focolaio nel lodigiano, è preso d’assalto dai contagiati da coronavirus.
Dopo giorni di lavoro, molti di loro – medici, infermieri e personale ospedaliero – sono in casa in quarantena. Chi rimane non è in grado di garantire l’assistenza necessaria.
Dopo la denuncia di un infermiere dell’ospedale:
E’ la volta di un’operatrice sanitaria del pronto soccorso denunciare la situazione ormai fuori controllo. Lei, “venuta a contatto con almeno tre pazienti”, ha descritto nei dettagli la situazione caotica in cui versa l’ospedale lodigiano.
Risultata negativa al tampone di domenica, la signora racconta che l’ospedale di Lodi ha richiamato in servizio “gli operatori con storia di possibile contatto stretto, asintomatici e con test negativo”. Così, parte del personale medico non potrà rispettare i consueti 14 giorni di quarantena, e dovrà tornare a contatto con i pazienti, aumentando il rischio di infettarsi. Secondo l’operatrice intervistata, il richiamo è dovuto alla mancanza di personale dettata dai turni di quarantena di decine di colleghi. “La struttura è in emergenza perché ci sono reparti aperti con infermieri che lavorano senza sosta da 5 giorni”: questa è la situazione insostenibile nel centro ospedaliero di Codogno. “Nessuno ci sta aiutando”, conclude la signora con un appello indirizzato direttamente ai palazzi romani del Ministero della sanità.
Cosa si aspetta ad inviare sanitari militari per dare il cambio?
“Sono stati eroici”: il prefetto di Lodi Marcello Cardona parla così del personale medico-sanitario dell’ospedale di Codogno, al centro delle polemiche per la gestione del cosiddetto paziente 1.
Il prefetto Cardona ha effettuato un sopralluogo in alcuni dei 35 check point allestiti per vigiliare sulla zona rossa del coronavirus. “Non siamo in stato di guerra, ma in una fase preventiva per evitare ulteriori contagi”, precisa.
Il prefetto Cardona ha effettuato un sopralluogo in alcuni dei 35 check point allestiti per vigiliare sulla zona rossa del coronavirus. “Non siamo in stato di guerra, ma in una fase preventiva per evitare ulteriori contagi”, precisa.
Ah, questa è una ‘fase preventiva’.

Al coglione rispondo: la vita di un italiano di destra è preziosa a prescindere e poi perché potrebbe garantire la sopravvivenza di altri italiani in caso di necessità, siamo capaci di gesti generosi e altruisti. La vita è un dono prezioso e solo i pezzi di m. comunisti non ne hanno rispetto.