martedì 24 dicembre 2019

“LAMPEDUSA GLI FA SCHIFO”, E IL GOVERNO SPOSTA I CLANDESTINI IN ALTRI CENTRI







“LAMPEDUSA GLI FA SCHIFO”, E IL GOVERNO SPOSTA I CLANDESTINI IN ALTRI CENTRI








Capito? hanno anche le pretese questi criminali.





Il centro di accoglienza di Lampedusa non era di loro gradimento
Il 9 dicembre 2019 un gruppo di clandestini, sobillati e assistiti dalla famigerata associazione finanziata da Soros ASGI, avevano presentato dei ricorsi d’urgenza alla Corte Europea dei Diritti Umani (la demenziale e senza poteri CEDU) contro l’accoglienza inadeguata e priva degli standard loro consoni di accoglienza in cui erano “costretti a vivere da 20 giorni”:

Hotspot Lampedusa. Ecco come i clandestini hanno ridotto il centro immigrati. Video da Tgr Sicilia. E si lamentano anche: Hotspot Lampedusa, viaggio nell'incubo (Immagini trasmesse dalla Tgr Sicilia Hotspot Lampedusa, viaggio nell'incubo (Immagini trasmesse dalla Tgr Sicilia Posted by BlogSicilia on Friday, December 6, 2019 Ricordiamo che il centro è ridotto in queste condizioni.


Ora, i fancazzisti sono stati trasferiti dall’hotspot di Lampedusa in altri centri più di loro gusto.




Da leggere il comunicato di ASGI. Queste associazioni lavorano contro di noi e noi li lasciamo agire sul nostro territorio. In Russia, le associazioni finanziate dall’estero non possono operare:
ASGI accoglie positivamente questo trasferimento, ma ricorda che restano forti le preoccupazioni per la situazione, tutt’altro che contingente, che caratterizzerebbe l’hotspot di Lampedusa in riferimento alle persone accolte sia per i forti e sistematici ritardi, più volte osservati, che caratterizzano i trasferimenti dall’isola, sia per l’incapacità della Pubblica amministrazione di garantire con immediatezza l’accesso ai diritti e condizioni di vita adeguate alle persone in arrivo sul territorio italiano.



Grazie al progetto In Limine, ASGI ha più volte rilevato attraverso le testimonianze di alcuni cittadini stranieri, condizioni di vita deplorevoli, soprattutto in riferimento alle condizioni igienico-sanitarie degli spazi alloggiativi e dei servizi igienici, al sovraffollamento, al mancato rispetto della vita privata e familiare, all’assenza di tutela nei confronti delle persone portatrici di esigenze particolari, alle difficoltà di corrispondenza con il mondo esterno, fondamentale per persone appena arrivate sul territorio italiano, e di accesso all’assistenza sanitaria. In generale, dalle testimonianze raccolte emerge l’assenza di presa in carico da parte del personale variamente presente in caso di emersione di bisogni specifici.
L’approccio hotspot non appare offrire sufficienti garanzie e tutele alle persone che, diversamente da quanto dovrebbe avvenire, sarebbero accolte in condizioni degradate e totalmente inadeguate, in una situazione di fortissimo isolamento, senza alcuna effettiva possibilità di reclamare il rispetto dei propri diritti.
Ne è una conferma il consolidamento di prassi illegittime, osservate nel corso dei mesi. In particolar modo si ricordano gli ostacoli posti all’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, le pratiche sistematiche di “classificazione” informale dei cittadini stranieri in richiedenti asilo e non richiedenti asilo1, le limitazioni all’accesso a una informazione piena e corretta in merito alla propria condizione giuridica e ai propri diritti, le forme di trattenimento de facto.
In riferimento a quest’ultimo profilo, le persone continuano a non avere la possibilità di uscire ed entrare liberamente e regolarmente dalla struttura ponendo in essere una illegittima privazione della libertà personale eseguita al di fuori di ogni previsione normativa e in assenza delle fondamentali garanzie che dovrebbero essere poste in essere2.
“Continuiamo, quindi, ad auspicare sia l’adozione di soluzioni adeguate ad assicurare il rispetto dei diritti auspicando la predisposizione di strumenti che garantiscano una rapida esecuzione dei trasferimenti dall’isola, sia maggiori verifiche da parte delle autorità competenti” ricordano gli operatori ASGI del progetto In limine, sottolineando come i centri cd. hotspot siano, già per loro natura, assolutamente inadeguati ad accogliere i cittadini stranieri per lunghi periodi, laddove la permanenza dovrebbe essere la più breve possibile essendo finalizzata a fornire prima assistenza e allo svolgimento delle procedure di identificazione.



Spostateli così riducono ad una merda anche il prossimo posto!Una fonderia sarebbe ideale!

Nessun commento:

Posta un commento