«BASTA IMMIGRATI, È DITTATURA MINORANZE: AFRICANI NON SONO ITALIANI»: IL LIBRO DEL GENERALE VANNACCI CHE MELONI VUOLE VIETARE
AGOSTO 17, 2023
In un mondo di guardiacostieri sii la Folgore. Ci aspettiamo che Amazon rimuova il libro in un baleno. E’ la liberaldemocrazia. Per questo chi compra il libro online deve, in caso di censura, metterlo poi a disposizione di tutti.
Che cosa ha scritto il generale Vannacci:
«Questo libro vuole provocatoriamente rappresentare lo stato d’animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità», scrive Vannacci, già comandante degli Incursori del 9° reggimento Col Moschin e della Brigata Paracadutisti Folgore, oggi alla guida dell’Istituto geografico militare. Ha un curriculum molto ampio e grande esperienza nell’ambito delle forze speciali e dei comandi operativi: è stato, tra gli altri Paesi, in Somalia, Ruanda, Yemen, Afghanistan, Libia, Russia.
Vannacci, che si definisce erede, come ogni italiano, di Giulio Cesare, scrive che in Italia viviamo in una dittatura delle minoranze: gay, clandestini e gretini: nel nostro Paese ci sono infatti delle «discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze». Sarebbe in corso «un lavaggio del cervello di chi vorrebbe favorire l’eliminazione di ogni differenza compresa quella tra etnie, per non chiamarle razze».
Bravo. E vista la reazione al suo libro, ha detto la sacrosanta verità.
«Quando gli occupanti abusivi delle abitazioni prevalgono sui loro legittimi proprietari – si legge nella quarta di copertina -; quando si spende più per un immigrato irregolare che per una pensione minima di un connazionale; quando l’estrema difesa contro il delinquente che ti entra in casa viene messa sotto processo; quando veniamo obbligati ad adottare le più stringenti e costosissime misure antinquinamento, ma i produttori della quasi totalità dei gas climalteranti se ne fregano e prosperano; quando le città si trasformano in luoghi per single benestanti e alternativi mentre lavoratori, operai e Famiglie sono costretti ad abbandonarle; quando definirsi padre o madre diventa discriminatorio, scomodo ed esclusivo perché urta con chi padre o madre non è. Molti chiamano questa condizione Civiltà e Progresso. Ecco, questo libro è dedicato a tutti gli altri!».
Frasi condivisibili come «Paola Enogu è italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità».
Da dove deriva lo «stato d’animo» di Vannacci? «Basta aprire quella serratura di sicurezza a cinque mandate che una minoranza di delinquenti ci ha imposto di montare sul nostro portone di casa – scrive – per inoltrarci in una città in cui un’altra minoranza di maleducati graffitari imbratta muri e monumenti, sperando poi di non incappare in una manifestazione di un’ulteriore minoranza che, per lottare contro una vaticinata apocalisse climatica e contro i provvedimenti già presi e stabiliti dalla maggioranza, blocca il traffico e crea disagio all’intera collettività. I dibattiti non parlano che di diritti, soprattutto delle minoranze: di chi asserisce di non trovare lavoro, e deve essere mantenuto dalla moltitudine che il lavoro si è data da fare per trovarlo; di chi non può biologicamente avere figli, ma li pretende; di chi non ha una casa, e allora la occupa abusivamente; di chi ruba nella metropolitana, ma rivendica il diritto alla privacy».
Applausi al generale