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UN ESERCITO ISLAMICO DI CENTOMILA UOMINI IN MARCIA VERSO L’ITALIA E L’EUROPA
AGOSTO 21, 2022
La Rotta Balcanica non solo non si è mai chiusa, ma rischia di portare a una nuova, anzi sarebbe meglio dire all’ennesima emergenza migranti. Le cronache nazionali continuano ad aggiornarci su cosa sta avvenendo tra Nord Africa e regioni del Sud Italia, ma raccontano ben poco del costante arrivo di migranti che, a giudicare dai dati forniti da Frontex, l’agenzia europea che si occupa di controllo dei confini, sono in drastico aumento.
Uno degli ultimi rapporti redatti da Frontex è in tal senso esplicativo di una tendenza che potrebbe mettere a dura prova la nostra regione nei prossimi mesi: da gennaio a giugno 2022 la Rotta Balcanica, quella per intenderci che attraversa i Paesi della ex Jugoslavia e conduce fino alle nostre porte, ha registrato un aumento del 191% dei transiti irregolari rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un totale di 55.321 persone. Peggio, gli attraversamenti dei Balcani rappresentano quasi la metà degli ingressi illegali complessivamente registrati nei primi sei mesi dell’anno (114.720), tanto da rendere questa rotta la più importante e preoccupante dell’intera Unione Europea.
Per altro, va anche tenuto conto che la rotta del Mediterraneo orientale (Eastern Mediterranean) che coinvolge Turchia, Cipro e Grecia, segnala un aumento del 125%, pari a 17.957 transiti. E dato che spesso questi migranti si incanalano poi verso i Balcani, allora si comprende che i motivi di preoccupazione e di attenzione dovrebbero essere ben maggiori di quelli riservati alla Rotta del Mediterraneo centrale – quella per intenderci che produce gli sbarchi – che si ferma a 25.164 transiti con un aumento del 23 per cento.
Rispetto ai primi sei mesi del 2021 Frontex segnala a livello europeo una crescita complessiva dell’88% degli ingressi irregolari.
Ce n’è abbastanza per chiedersi se e come affronteremo l’arrivo di migliaia di persone e se siamo effettivamente pronti in termini di sistema dell’accoglienza e della gestione dei migranti, la maggior parte dei quali chiederà protezione internazionale. La risposta per ora è tutt’altro che incoraggiante, in particolare in Fvg, dove non soltanto abbiamo ridottoprogressivamente i posti a disposizione, ma abbiamo concentrato i migranti i poche grandi strutture ormai sature che rischiano di diventare bombe a orologeria. Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni, a fine luglio in Fvg risultano presenti 4.291 migranti, dei quali ben 4.005 nei centri di accoglienza e 286 nei centri Sai. Peccato che i centri di accoglienza siano già al completo, anche perché, stando a quanto ci è stato riferito, i trasferimenti verso le altre regioni hanno subito una repentina frenata.
La rotta balcanica resta un’emergenza per il Fvg, ma soltanto perché abbiamo ridotto le strutture che si occupano di accoglienza, mentre i trasferimenti verso le altre regioni sono più che dimezzati. E’ il quadro fornito da Gianfranco Schiavone, presidente dell’Ics (Consorzio italiano di solidarietà).
“Il nostro report statistico per il 2021 – conferma Schiavone – mostra che abbiamo accolto circa 4.800 persone nella sola provincia di Trieste, in aumento rispetto agli anni precedenti, mentre i dati sui primi sei mesi di quest’anno evidenziano un andamento simile con un aumento in luglio, a dimostrazione che la rotta balcanica resta molto attiva. Nel 2022 stiamo però patendo la frenata dei trasferimenti verso altre regioni. Per ora reggiamo anche grazie all’accoglienza diffusa praticata in questa provincia, ma di questo passo andremo rapidamente in apnea”.
Abbiamo chiesto se le cifre attuali siano capaci di mettere in crisi il sistema. “La risposta – secondo il presidente Ics – la si può ottenere dal rapporto redatto da Openpolis secondo il quale la capacità di accoglienza ha subito dal 2018 al 2020 una forte contrazione, frutto della scelta politica di rendere il Paese inospitale. Il lieve aumento nei due anni successivi è insufficiente per porre rimedio. Il sistema Sai è rimasto sottodimensionato nonostante fosse il principale sulla carta. Anche questa è una scelta politica ben precisa e lo dimostra cosa accade in Fvg: abbiamo 286 posti nel sistema Sai a fronte di 4 mila posti nei centri straordinari. Siamo la regione con il minor numero di posti Sai rispetto alla popolazione residente, mentre in altri territori la sproporzione è meno evidente perché si è lavorato per potenziare l’accoglienza diffusa. E’ il frutto di una battaglia ideologica contro l’accoglienza diffusa, dissuadendo i Comuni dal partecipare al sistema Sai che è su base volontaria. Preferiscono mantenere gli immigrati nei centri di Gradisca e di Udine facendo percepire la loro presenza non come il frutto di un fenomeno storico, ma come un pericolo del quale liberarsi”.
Insostenibile per l’interlocutore l’obiezione che una maggiore accoglienza non farebbe altro che chiamare nuovi migranti: “Non possiamo discutere se vogliamo essere o meno accoglienti, ma se rispettiamo le norme, dato che è un dovere dello Stato affrontare la questione nel rispetto di Costituzione, Direttive europee e trattati internazionali, in base ai quali abbiamo l’obbligo e non la facoltà di accogliere i richiedenti asilo. Quanto alla loro distribuzione faccio notare un piccolo dettaglio: ci sono Paesi europei che pur non interessati dalle rotte migratorie, accolgono in percentuale molti più richiedenti asilo dell’Italia. Il paradosso è che se all’improvviso dovesse scattare il meccanismo della redistribuzione in Europa, rischiamo di dover accogliere nuovi migranti. Ciò spiega quanto sia tossica una certa narrativa”.
La soluzione per il presidente dell’Ics è chiara: “Invertire subito la rotta e potenziare il sistema di accoglienza, in particolare in questa regione dove è stato devastato. Coinvolgere i Comuni e ripartire con un programma di accoglienza diffusa favorevole per le persone e pure per l’economia del territorio. Chiudere gli immigrati dentro grandi centri serve soltanto ad aumentare l’allarme e a sfruttare l’emergenza. Il migrante resta in tal senso una merce anche dal punto di vista politico e si gioca sulle loro vite come se si giocasse in Borsa”.
Diamo una mano a sloveni e croati
La situazione non desta preoccupazioni per il momento, ma il prossimo Governo dovrà farsi carico di modificare sostanzialmente l’approccio sulla questione del contrasto all’immigrazione clandestina. E’ il parere di Pierpaolo Roberti, assessore regionale alla Sicurezza e immigrazione.
“La rotta balcanica presenta dati in linea con l’anno scorso, ma in effetti stiamo patendo il fatto che il ministero ha rallentato i trasferimenti per il semplice motivo che sul resto del territorio nazionale cominciano a scarseggiare i posti, nonostante avessimo meso in guardia a suo tempo sul fatto che prima o poi il flusso di migranti avrebbe ripreso forza. Invece a seguito del calo registrato tra 2018 e 2019, con il conseguente svuotamento delle strutture, hanno ridotto i posti. Avevamo spiegato chiaramente, forti dell’esperienza fatta durante la pandemia quando i trasferimenti funzionavano regolarmente, che fosse mantenuto attivo il sistema”.
Le riammissioni in Slovenia sono bloccate a seguito di sentenza. Anche questo complica la situazione? “C’è un equivoco di fondo: le riammissioni sono state giudicate illegali in quanto i migranti venivano rispediti indietro a catena, ma il comportamento contestato non era imputabile agli italiani, quanto alle nazioni lungo le quali i migranti erano transitati, che avrebbero dovuto applicare la Convenzione di Dublino. Se le riammissioni fossero di per sé illegali, non si comprende perché siano tuttora in corso alla frontiera di Ventimiglia. Per quale motivo l’Italia deve rispettare la convenzione per chi arriva via mare e altri invece non lo fanno per chi giunge via terra? Se ogni Paese europeo facesse la sua parte da noi semplicemente non arriverebbero richiedenti asilo e le riammissioni sarebbero del tutto inutili”.
La rotta balcanica continua ad essere percorsa da afghani e pakistani? “Le dinamiche sono cambiate e lo dimostrano i dati: da inizio anno in Fvg ci sono stati 50 rintracci e 5 arrivi di cittadini siriani. Altri 382 rintracci e 138 arrivi riguardano afgani, ma la parte del leone la fanno le persone provenienti dal Bangladesh: 1.123 rintracci e 373 arrivi cui si sommano 427 rintracci e 46 arrivi di indiani. Ciò dimostra che la stragrande maggioranza dei migranti provengono da Paesi la cui situazione non giustifica la richiesta di protezione internazionale e molto semplicemente, non possiamo permetterci di accogliere queste persone che magari contrano su una comunità già molto strutturata nella nostra regione”.
Cosa si può fare? “Riprendere le riammissioni verso la Slovenia ora sospese. Per far ciò bisogna però potenziare le pattuglie miste ai confini. E’ inoltre indispensabile che il prossimo Governo firmi accordi bilaterali con Slovenia e Croazia per fornire loro il supporto necessario nelle operazioni di filtro e controllo ai loro confini. Spero ovviamente che arrivi presto un Esecutivo che decida di affrontare seriamente la questione dell’immigrazione”.

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