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LO DICONO LE STATISTICHE: SBARCANO STUPRATORI
AGOSTO 25, 2022
“fecisti patriam diuersi gentibus unam”
De reditu suo,, I, 63.
Rutilio Namaziano, nella sua cecità universalistica, scriveva la laus apolidiae et superbiae intorno al 417!
Nel 410, Roma era stata saccheggiata dai Visigoti!
Dobbiamo guarire dal culto dell’apolidia.
“E quanto ai romani, vedi in questo particolare la fine del capo VI di Montesquieu, Grandeur etc. Oltre che i romani, accordando la cittadinanza a ogni sorta di stranieri conquistati, gli agguagliavano più che mai potessero ai cittadini e compatrioti; ma questa cosa non riuscì loro niente bene, com’è noto e come ho detto in altro pensiero, p. 457.
Tornando al proposito, Platone nella Repubblica, lib. V (vedilo) dice: i Greci non distruggeranno certo i greci, non li faranno schiavi, non desoleranno le campagne, né bruceranno le case loro; ma in quella vece faranno tutto questo ai barbari. E le orazioni d’Isocrate, tutte piene di misericordia verso i mali de’ greci, sono spietate verso i barbari o persiani, ed esortano continuamente la nazione e Filippo a sterminarli. […] questa opposizione di misericordia e giustizia verso i propri, e fierezza e ingiustizia verso gli stranieri, è il carattere costante di tutti gli antichi greci e romani, e massime de’ piú cittadini e assolutamente de’ piú grandi e famosi; nominatamente poi degli scrittori, anche i piú misericordiosi, umani e civili.
[…] la filantropia, o amore universale e della umanità, non fu proprio mai né dell’uomo né de’ grandi uomini e non si nominò se non dopo che, parte a causa del cristianesimo, parte del naturale andamento dei tempi, sparito affatto l’amor di patria e sottentrato il sogno dell’amore universale, (ch’è la teoria del non far bene a nessuno), l’uomo non amò veruno fuorché se stesso, ed odiò meno le nazioni straniere, per odiar molto piú i vicini e compagni, in confronto dei quali lo straniero gli dovea naturalmente essere, com’é oggi, meno odioso, perché si oppone meno a’ suoi interessi e perch’egli non ha interesse di soverchiare, invidiare ec. i lontani, quanto i vicini.”
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 883-4.
Lungi dall’aver fatto patriam diuersi gentibus unam, rendemmo apolidi noi stessi e i conquistati.