giovedì 31 marzo 2022

L'ISLAM DEL PD E' PRONTO AD ATTACCARE L'ITALIA




 BREAKING NEWS, CRIMINI IMMIGRATI

IMAM PRONTO A DECAPITARE DONNE IN ITALIA

MARZO 30, 2022







E’ iniziato da poche settimane il processo all’imam marocchino Bouchta El Allam.

Incitava la distruzione del Vaticano e definiva Osama Bin Laden un “difensore dell’Islam”.

L’imam marocchino Bouchta El Allam, 42 anni, soprannominato “Bush”, residente vicino a Ivrea, da tempo tenuto d’occhio e considerato “pericoloso”, è accusato di istigazione a delinquere finalizzata la terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.

Queste le accuse emerse nell’indagine dei carabinieri del Ros che sono iniziate quando l’uomo si trovava in carcere ad Alessandria, tra luglio 2020 e marzo 2021. Dal carcere faceva propaganda per Al Qaeda. Oggi i Ros hanno eseguito una nuova misura di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Torino. Ora El Allam si trova in carcere a Novara.

L’imam faceva la sua opera di proselitismo il venerdì, durante la preghiera all”interno del carcere San Michele di Alessandria. Secondo l’accusa il religioso ha esaltato gli attentati terroristici, come quello commesso in Francia, dopo la riedizione delle vignette di Charlie Hebdo a settembre dell’anno scorso. Definiva gli ebrei “nemici giurati dell’Islam” e ne auspicava l’eliminazione.

Nelle intercettazioni telefoniche gli investigatori hanno scoperto che El Allam invocava la distruzione del Vaticano, ed esprimeva la sua ammirazione per Osama Bin Laden e Mohammed Atta – il capo del commando responsabile della strage dell’11 settembre 2001, con la distruzione delle Torri Gemelle a New York e di un’ala del Pentagono – che definiva “difensori dell’Islam e persone rispettose dei principi religiosi autentici”. Il che è vero, l’islam è quello di Bin Laden, quello del Corano.

In particolare, definiva il Vaticano “satana” e affermava che avrebbe dovuto saltare in aria.

L’imam sognava il martirio in nome della jihad e voleva vendicarsi di chi lo aveva indagato e fatto arrestare. I Ros torinesi nel corso dell’indagine hanno perquisito le abitazioni di altri detenuti nel carcere di San Michele nel periodo in cui era detenuto anche l’imam e la casa della moglie dell’uomo, italiana, che vive in provincia di Torino.

Bouchta El Allam era finito in carcere nel 2015 per droga: era considerato uno dei vertici di un’organizzazione specializzata nel traffico internazionale di stupefacenti tra Italia e Spagna. Perché il terrorismo islamico, non solo si finanzia con il traffico di droga, ma indebolisce anche gli ‘infedeli’ spacciando.

Venne arrestato insieme a 12 persone su ordine del gip. La base dello spaccio era in via Tesso, a Torino, nel quartiere periferico di Borgo Vittoria. L’immigrato, a quei tempi, abitava a Lessolo, nel Canavese, con la moglie italiana e un figlio. Perché c’è sempre una grande ‘donna’ dietro uno di loro.

E’ proprio in seguito alla condanna per i fatti del 2015 che El Allam ha cominciato a covare odio nei confronti della magistratura torinese. Dopo il suo arresto l’uomo ha cominciato a sostituirsi alle figure degli imam in tutte le carceri del Piemonte in cui è stato detenuto fino a quando ad Alessandria non è diventato il referente per la preghiera del venerdi. Da tutti gli istituti di pena è stato sempre allontanato per il suo comportamento che istigava gli alti detenuti ad avere comportamenti ostili e di rivolta nei confronti del personale della polizia penitenziaria.

VOLEVA ANCHE DECAPITARE LA SBAI

Il 42enne di origini marocchine, detenuto e Imam nel carcere di San Michele ad Alessandria, “nei suoi sermoni usati per la preghiera all’interno dell’istituto penitenziario, proferiva parole di odio anche contro la sottoscritta. Auspicava la mia decapitazione come accaduto al professore francese Samuel Paty”. Ha denunciato.

La giornalista in passato è già stata aggredita e minacciata di morte da terroristi islamici. “Da anni denuncio la deriva di un certo Islamismo, ma come in passato, anche questa volta non mi lascerò intimorire”.

“La vicenda di questo personaggio fa rabbrividire e deve riportare necessariamente l’attenzione sugli istituti penitenziari e su quello che accade tra la popolazione carceraria islamista e filo jihadista. Perché personaggi come “Bush”, all’interno delle nostre carceri ce ne sono tanti – avverte Sbai – Non possiamo lasciare che imam con ideologia jihadista, continuino a fare proselitismo in cella. La politica e le istituzioni devono farsi carico di questo problema una volta per tutte”.

Il problema non è di sicurezza, ma demografico. Non lo risolvi con gli arresti, ma solo espellendo centinaia di migliaia di musulmani: perché senza mare, lo squalo non può nuotare.








Minacciano i giornalisti, vogliono far esplodere il vaticano e odiano gli ebrei.

Fratelli!! Fratelli musulmani! 😆




Se aspettiamo le istituzioni che facciano qualcosa speranza vana.Solo parole ma fatti niente.Espulsione dopo avere scontato la pena e poi una siringhetta di agente patogeno.Rispedirlo con il vettore del paesello suo ad impestare i suoi simili.Una buona occasione per sfoltire i ranghi terroristici.


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