Il rischio infatti è quello di destabilizzare il mercato interno in un settore di eccellenza italiana. I numeri parlano chiaro: ci sono un milione di ettari di terreno coltivato ad ulivo in Italia, siamo il secondo produttore mondiale di olio di oliva e possiamo contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive. Non si può dire lo stesso dell’olio tunisino. “Si tratta – aggiunge la Coldiretti – di produzioni di bassa qualità svendute a prezzi insostenibili, ma commercializzate dalle multinazionali sotto la copertura di marchi nazionali ceduti all’estero per dare una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati, a danno dei produttori e dei consumatori. Un rischio concreto per la produzione italiana già colpita dall’ondata di gelo invernale che ora va difesa dalla concorrenza sleale che non rispetta le stesse regole dal punto di vista sanitario, ambientale e sociale”.
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