Tutto questo avvenne sotto gli occhi dei sindacati, che comunque hanno ottenuto di incassare dai proprietari delle navi una quota annuale per ogni marinaio imbarcato (dai 190 ai 270 euro) a prescindere dalla loro nazionalità e dall’iscrizione al sindacato. Una marchetta per comprare il silenzio di Cgil, Cisl e Uil. Va ricordato che l’ingaggio di stranieri può avvenire solo dopo che i sindacati hanno firmato una deroga che attesti la mancanza di personale italiano disponibile. Ma sembra che questa certificazione venga concessa dalle associazioni di categoria: dietro pagamento.
A pronunciare quelle parole sarebbe stato un sindacalista che è finito alla sbarra per appropriazione indebita nel famoso processo ai vertici della Uil in cui venivano contestate crociere e gioielli a spese del sindacato.
Nella sua missiva l’ex segretario della Fit ricorda di aver denunciato inutilmente «la criticità di certe procedure amministrative e attività politiche definite internazionali».
E così la «sua gente» è costretta, «senza alcun sostegno sindacale», ad affrontare una «crisi occupazionale intollerabile» viste le ingenti risorse che la legge 30 del 1998 ha messo a disposizione degli armatori, che da 20 anni usufruiscono di consistenti sgravi fiscali.
Una normativa che non ha fermato la corsa all’assunzione di stranieri: «Su circa 50.000 marittimi, non più di un quinto sono italiani» ha calcolato Leone.
L’ex segretario, che oggi è tornato a fare il dirigente nella sua vecchia azienda, una delle poche compagnie di navigazione che ritiene in regola, mette all’indice le buste paga dei lavoratori di alcune flotte, in particolare napoletane. «Su traghetti e navi da crociera i dipendenti possono sgobbare anche 16-17 ore al giorno in cambio di stipendi da fame, inferiori ai 1.000 euro». A rendere meno magra la retribuzione mensile dei lupi di mare sarebbero alcune indennità che vengono forfetizzate nel monte stipendio e permettono di rispettare il salario minimo indicato dalla Ilo, un’agenzia dell’Onu.
Ma perché i sindacati accetterebbero questo sistema, che trasforma i marinai «nei nuovi schiavi del terzo millennio» (definizione di Leone), gestiti da società di reclutamento equipaggi che assomigliano tanto al sistema del caporalato? Sembra che la colpa sia come sempre dei soldi.
«Su 25.000 marittimi iscritti alla Cisl, 20.000 sono stranieri e dei 5.000 italiani quelli veri non sono più di 1.000», si è sfogato Leonecon una delle nostre fonti.
[…]Nella Cisl sanno bene a che cosa si riferisca Leone che di questo argomento ha già discusso con i suoi vecchi superiori. In passato il sindacalista, carte alla mano, ha individuato l’esistenza di due conti correnti «fantasma» su cui, a suo parere, sarebbero transitati «soldi in nero».
Voi capite quanti interessi vanno a farsi benedire con il governo populista e perché non deve nascere.
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