Un babele di lingue diverse, dal cinese all’arabo, dallo spagnolo all’urdu parlato principalmente in Pakistan. Asili nido comunali e scuole dell’infanzia dove quasi tutti i bimbi sono di origine straniera, con picchi oltre il 90% in alcune zone periferiche: solo per citarne alcune, le strutture in via Paravia, Monte Velino e Mompiani. E genitori che, a volte, faticano a comprendere l’italiano. Una barriera che li separa da insegnanti e personale scolastico, con problemi che si ripercuotono sui più piccoli. «Di fronte all’estrema difficoltà di gestione dell’ormai maggioritaria quota di genitori non madrelingua, che in alcuni nidi e scuole dell’infanzia raggiunge l’80% di presenza – spiega Stefano Mansi, sindacalista della Cisl Fp Comune di Milano – mancano totalmente traduttori e mediatori culturali. Chiediamo l’immediata assunzione di personale anche se il Comune sembra andare nella direzione opposta, perché l’ultimo piano di razionalizzazione dei servizi all’Infanzia ha previsto il taglio netto del 15% delle unità educative con il passaggio da 80 a 67, l’accorpamento di diversi asili, e la perdita di ben 12 funzionarie dai servizi del territorio». Il problema di comunicazione, segnalato ai sindacati da diversi funzionari scolastici, è emerso durante l’ultimo incontro sul nuovo piano occupazionale di Palazzo Marino per coprire le carenze di organico in vari settori.
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