Pensione di invalidità senza limiti agli stranieri regolari. È questo l’orientamento fissato dalla Corte di Cassazione che di fatto con una sentenza ribalta la decisione dei giudici che precedentemente avevano fissato dei limiti per l’erogazione del trattamento previdenziale agli extracomunitari. VERIFICA LA NOTIZIALa sentenza ribaltata dalla Cassazione prevedeva il pagamento della pensione di invalidità solo agli stranieri che avevano maturato una permanenza nel nostro Paese pari a cinque anni. Ovvero il limite temporale per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Nelle prossime settimane dunque potrebbero scattare già i ricorsi o una ridefinizione delle procedure per ottenere questo tipo di assegno. Non si tratta di un giudizio politico, ma di un’interpretazione estensiva di un pronunciamento della Consulta del 2017 che conferma l’insostenibilità del reddito di cittadinanza. La suprema Corte, con la sentenza 23763 depositata ieri, ha infatti stabilito che l’Inps non può negare l’erogazione della pensione di invalidità civile allo straniero che legittimamente soggiorna in Italia. In particolare, gli ermellini hanno annullato la decisione dei giudici di merito che ritenevano titolari del diritto alla prestazione assistenziale solo gli extracomunitari che avessero maturato un periodo di permanenza nel nostro Paese pari a 5 anni, cioè il presupposto temporale per ottenere il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo. La Cassazione ha ribadito che la Corte Costituzionale ha smontato l’assioma «diritto all’assistenza sociale solo a chi è in possesso dei requisiti per ottenere il permesso illimitato (ex carta di soggiorno)», cioè reddito di sostentamento e 5 anni di permanenza non episodica in Italia. L’ordinanza 95 del 4 maggio 2017 della Consulta, infatti, ha sancito che «i titolari di protezione sussidiaria hanno diritto al medesimo trattamento riconosciuto al cittadino italiano in materia di assistenza sociale e sanitaria e tale parità è effettivamente riconosciuta dall’ordinamento italiano per tutte le prestazioni». Casualmente si tratta dello stesso pronunciamento cui si riferiscono i critici del sussidio nella versione light che poi è la stessa sostenuta dal vicepremier. «Il reddito di cittadinanza sarà dato anche ai residenti in Italia da almeno 10 anni», ha ribadito ieri Di Maio a Quarta Repubblica su Rete4. Poiché il diritto funziona (quasi sempre) come la matematica, per la proprietà transitiva essendo il reddito di cittadinanza una misura di welfare che rientra nell’assistenza sociale come le pensioni di invalidità, allora anche i titolari di protezione sussidiaria (cioè coloro i quali, pur non essendo riconosciuti come rifugiati, sarebbero in pericolo di vita se rimpatriati) dovrebbero beneficiarne. Un’eventualità che aumenterebbe di almeno 3 miliardi il costo di 10 miliardi previsto per l’introduzione del reddito di cittadinanza (inclusi i 2 miliardi per la riforma dei centri per l’impiego).
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