Dopo l’operazione “Palestrati”, l’operazione “Selfie”, l’operazione “Fazer”, l’operazione “79”, operazioni queste miratamente condotte negli ultimi tre anni contro i reati predatori – che innegabilmente sono i più temuti dai privati cittadini e dalle aziende – i carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento nelle prime ore di oggi hanno concluso l’operazione “Vecchia Fattoria”, traendo in arresto 23 soggetti, dei quali ben 10 “recidivi”.
Una indagine lunga, durata quasi un anno, originatasi dal furto del 12 novembre 2017 presso la ditta Zanetti di Lavis, ove vennero sottratte forme di formaggio per un valore di 6.000 euro.
Da tale episodio l’investigazione ha consentito di radicarsi nelle maglie dell’organizzazione criminale che gestiva colpi non solo presso aziende o consorzi agricoli, ma anche presso industrie di elettrodomestici, presso ditte di carpenteria, concessionarie d’auto, ditte di bevande, concentrando preferibilmente l’illecita attività sul furto di trattori.
Ben 12 ne sono stati asportati, per un valore tra i 600 e i 700 mila euro, ad ignari imprenditori agricoli tra la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte.
Il valore dei furti commessi dalla banda, complessivamente stimato, si attesta circa su un milione di euro.
Una associazione a delinquere finalizzata dunque a furti aggravati e alla ricettazione quella smantellata oggi, composta da 23 soggetti, prevalentemente di etnia Rom,orbitante nell’area del lodigiano e del pavese, con frange nel vercellese.
I restanti associati fungevano da compartecipi del sodalizio, o meglio, da esecutori materiali dei furti per conto del sodalizio.
Nell’organigramma criminale meritano particolare attenzione i ricettatori “finali”, due italiani ed un egiziano: essi sono Vezzu’ Diego da Vercelli, Rosai Silvano da Milano (unico ai domiciliari per motivi di avanzata età) e Gomaa Ayman trentaseienne di San Giuliano Milanese.
A loro il compito di ricevere, nascondere e piazzare i beni rubati.
“La struttura associativa si evince anche dalle condotte dei tre ricettatori delle refurtive, attesi il rapporto di fiducia instaurato con gli altri sodali e la sistematicità (quasi imprenditoriale) della collaborazione nella gestione finale della merce rubata, l’impiego prodromico a ricevere quest’ultima con – addirittura – l’indicazione dei beni da sottrarre”, così afferma il GIP dott. Marco Laganga nell’ordinanza spiccata a carico dei soggetti, accogliendo completamente e sposando precisamente la richiesta del dottor Davide Ognibene, PM intestatario dell’investigazione presso la Procura Distrettuale Antimafia di Trento.
I soggetti sono stati associati a diversi carceri del nord Italia, tranne tre che al momento risultano irreperibili sul territorio nazionale e per i quali sarà richiesto un mandato di cattura europeo dalla Procura Distrettuale di Trento.



Nessun commento:
Posta un commento