giovedì 14 settembre 2023

 BREAKING NEWS, INVASIONE, LAMPEDUSA, VIDEO

LA FINE DELL’ITALIA INIZIA A LAMPEDUSA: LA PRIMA ZONA A MAGGIORANZA AFRICANA – VIDEO

SETTEMBRE 14, 2023

































E’ questo che Meloni prepara per tutta Italia. Quello che oggi è Lampedusa tra pochi anni sarà tutta l’Italia con sbarchi, decreti flussi e ricongiungimenti familiari. Dobbiamo fermare lei e i suoi padroni.

Le immagini di questa notte da Lampedusa, mostrano la struttura di accoglienza al collasso.

Questa è l’Italia del futuro che sta preparando per voi la Meloni con sbarchi, decreti flussi e ricongiungimenti familiari: un inferno africano.

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I media parlano di ‘ondata di disperati’, noi vediamo solo un’ondata di invasori e di merda:

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Perché l’Italia sta precipitando nell’inferno il più abissale?

Perché noi Italiani non abbiamo mai smesso di essere meticcionisti! apolidisti!

Gioacchino Volpe era convintamente meticcionista! apolidista!

aperto l’un paese ai cittadini dell’altro”!!!
Nessun cittadino! tutti disarmati! tutti sudditi! tutti schiavi!
I sudditi degl’imperi sono schiavi! non cittadini!
L’italicida impero è ultraregressione verso la preistoria! Anche durante la preistoria non esistevano i sacrosanti confini della Patria!

Qual è l’infernale fondo abissale dell’apolidismo?
Che cos’è l’infernale fondo abissale del meticcionismo?

È ”Un mucchio di macerie
[…] dopo sessanta o settanta anni di politica estera, di sforzi per trovare una strada [un atroce burrone, un orrido precipizioe camminarvi sopra, di obiettivi via via posti e raggiunti; insomma dopo sessanta o settanta anni di lavoro, di sudore e di sangue […] dopo tutto questo, l’Italia ha visto annullato quel lavoro e profuso invano quel sudore e sangue; è stata ricondotta o meglio ricacciata al punto di partenza, come Sisifo dalla vetta [vetta abissale nel caso dell’apolidismo! del meticcionismo!] su cui aveva faticosamente messo il piede, rotolando il suo sasso.
[il nostro stramaledettissimo sassone, italicida, è l’apolidismo! il meticcionismo!] […]
Appena nata o almeno superata la prima fase di vita diciamo fisiologica, tutta di politica interna, costruzione della macchina statale, assestamento del bilancio, l’Italia cominciò a proporsi qualche cosa di più che non semplicemente vivere [e malissimo ce ne incolse! avremmo potuto quietare! avremmo potuto vivere tranquillamente!], a voler dare anzi dimostrazione di esser veramente viva [invece diede dimostrazione di non sapersi autocontrollare!!], poiché per le nazioni vivere è agire [autocontrollarsi! autodifendersi e autogovernarsi! quietare! non autodistruggersi!], è conservarsi e crescere fra le altre nazioni che agiscono e crescono. Tre furono dopo il ’78, l’anno del congresso di Berlino, l’anno che dimostrò a chiare note che l’unità raggiunta era, doveva essere, un punto di partenza se non si voleva perdere anche il punto di arrivo [tutt’al contrario! perdemmo eccome il punto d’arrivo! perdemmo la santa meta perché regredimmo all’italicida apolidismo! all’italicida meticcionismo! che atrocità!]; tre furono le nostre, dirò così, direttive di marcia, i nostri obiettivi positivi. [obiettivi italicidi!]
1) Metter piede, tornare
 come nazione unita in Africa, nell’Africa mediterranea innanzi tutto, dove erano ancora piccoli focolai della nostra vita passata che si venivano riattizzando in virtù della emigrazione siciliana, per riprendervi attività secolari e avere respiro, sicurezza in quel Mediterraneo che certo ora non era e non poteva essere il mare nostrum, ma doveva diventare anche mare nostro e non mare altrui. Gli Italiani erano risorti già nel XI, già nel XVIII sec., col primo e col secondo risorgere del Mediterraneo, e non potevano ora rimanersene passivi spettatori della presa di possesso che ne venivano facendo altri: la Corsica, prima; l’Algeria poi, e via via Cipro, la Tunisia, l’Egitto, la Balcania. Sfumata Tunisi, per l’azione combinata di Francia, Inghilterra e Germania; sfumata anche Tripoli che forse avremmo potuto avere in cambio, ma noi riluttammo al baratto, fino a che il momento buono passò anche per un baratto; dovemmo ricorrere alla Triplice, per salvaguardare lo stato delle cose esistente nelle regioni ancora libere del Nord-Africa. Dovemmo cercare un compenso in altre e più lontane parti del Continente, ma già consacrate a noi dalle fatiche eroiche dei nostri esploratori che da venti e più anni venivano battendo l’Africa del nord – est, l’Africa delle grandi montagne e delle ricche sorgenti. Eccoci così, dopo che già attorno al settanta un tricolore si era drizzato su quattro palmi di sabbia ad Assab, eccoci così a Massaua e di lì su su verso gli Altipiani a sud e il Nilo ad Ovest; eccoci ad Uccialli che metteva nella nostra protezione l’Impero etiopico, ed ai protocolli italo-inglesi del 1891 e 1894 che riconoscevano sostanzialmente Uccialli; eccoci a Cassala. Vennero poi l’invasione abissina, Amba-Alagi, Macallè, Adua, Cassala rimessa agli Inglesi, liquidazione quasi fallimentare che solo Re Umberto impedì fosse anche maggiore. Ma ricominciammo subito a tessere la fragile tela: un Governatore civile a Massaua, ordine e primo avvaloramento della Colonia, saldi legami morali fra noi e gli indigeni, contatti pacifici col Negus e pacifica penetrazione nel suo impero, Tripartito italo-anglo-francese del 1906 che salvava quel che si poteva dei protocolli 1891-94.
Finalmente, Tripoli
 e Bengasi nel 1911. Nel 1912 ci affacciammo da Rodi sul Mediterraneo orientale e sulla costa anatolica. Nel 1914, la piccola concessione di Adalia, nel tempo stesso che Inglesi, Russi e Francesi mettevano segretamente mano alla spartizione dell’Impero turco, consumata sulla carta, negli anni 1915-16. Passata poi la tempesta della prima grande guerra, riconquistata Tripolitania e Cirenaica che avevamo quasi perso, cominciammo veramente l’opera di colonizzazione nel Nord – Africa e nelle altre Colonie. E si vide il bravo Luigi di Savoia, già scalatore di montagne e ghiacciai e marinaro, mutarsi in piantatore e agricoltore, prendere stanza in una modesta casa fra le sue piantagioni, farsi educatore dei suoi lavoratori indigeni; si vide la Tripolitania via via avviarsi di campi verdi e di villaggi e città popolose; si vide il dinamico Balbo trasferire migliaia di coloni nei nuovi focolari, gli anni stessi che il Governo di Roma risolveva di liquidare la vecchia partita col Negus e conquistava l’Etiopia. Follia? Gesto teatrale? Spirito agonistico che apprezza solo quel che si conquista con sforzo e lotta? Sia quel che si voglia: ma Eritrea e Somalia non potevano crescere senza liberarsi dall’incubo di quel potente vicino che le premeva alle spalle dalle montagne, esposto a mille influenze altrui, non certo benevole a noi. Per cinquanta anni, tutti i Governi italiani avevano camminato in quella direttiva, il megalomane Crispi e il «piede di casa» e antiafricanista Rudinì e il Giolitti dei problemi interni; governatori militari e governatori civili. Non dunque un colpo di testa di Mussoli.
2) Garantire la nostra sicurezza adriatica. E impiantammo, dopo che la Triplice ci assicurava da altre arbitrarie occupazioni balcaniche dell’Austria, la «questione albanese
» che voleva dire: l’Albania, o provincia turca, possibilmente autonoma, o Stato indipendente; nessuna grande Potenza (Austria) o piccola Potenza ma legata al carro dei grandi (Grecia, Serbia, Jugoslavia), insediata a Valona su la porta dell’Adriatico. Quel che da tre secoli faceva l’Inghilterra sul Mare del Nord e in tutta Europa potevamo, dovevamo farlo anche noi nel piccolo Adriatico. Ed avemmo accordi speciali con l’Austria-Ungheria per l’Albania oltre a quello generale della Triplice per i Balcani; avemmo la dura battaglia del 1913 con Francia e Inghilterra per dare vita ad una Albania integra e indipendente, la temporanea occupazione nostra durante la prima guerra, in ultimo lo sbarco in armi nel 1939, quando tutto il lavoro di quarant’anni per la integrità e indipendenza albanese [che atroce contraddizione!] pareva messo in pericolo dall’avanzata germanica nel già Impero austriaco. Si giudichi come si vuole, anche quella iniziativa mussoliniana: ma vi è chi possa dubitare che l’Albania, già presente in Italia da secoli con decine di piccole colonie, associata ora all’Italia e non soggetta, aperto l’un paese ai cittadini dell’altro, avrebbe avuto una sicurezza e una capacità di proprio [proprio?! maternalismo razzista!] sviluppo nazionale [non sono gl’italicidi imperi ad essere grandi e potenti!!] di gran lunga migliori che non abbandonata a se stessa [l’Italia! l’Italia era abbandonata a se stessa durante l’invasione franco-anglo-americana! durante le marocchinate! durante
le senegalesate! l’apolidismo è l’abbandono de l’Italia! il meticcionismo è l’abbandono delle Italiane!
] cioè a Greci e Serbi e Bulgari eccetera, abituati a risolvere con metodi balcanici le controverse questioni di nazionalità?
3) Compiere l’unità nazionale
: che era, anche, giungere al confine naturale e assicurare alla patria tutta una non troppo aleatoria possibilità di difesa. Addormentatasi la questione, già viva nel ’66, al tempo della Triplice e delle faccende africane, essa era poi risorta ed accampatasi in ultimo nel bel mezzo della nazione, per effetto della maggior efficienza raggiunta da questa, della politica interna di Vienna, della avanzata slava nell’Istria e a Trieste, del pangermanesimo nel Trentino. Grave il pericolo per l’Italianità di quelle province. O se ne mutava l’assetto politico o erano perdute per noi. […] E così, dopo una fase piuttosto mediterranea e africana di nostra politicanoi refluimmo con gli animi e poi con le armi verso il confine alpino, partecipammo con questo obiettivo, non unico ma primo e massimo, alla guerra del 1914-18, e, pur sanguinando per tutte le vene, raggiungemmo, nella parte sua essenziale, lo scopo prefisso, compiemmo l’opera iniziata nel 1859 e 1866.
Ebbene, o miei concittadini, tutta questa costruzione, varia e complessa, in Africa, nell’Adriatico, su le Alpi, è in gran parte crollata.

(Dal Governo, 6 maggio 1950.)”
Gioacchino Volpe, ”L’Italia che fu”, pagine 361-7, Le Edizioni del Borghese, 1960.

L’Italia che non ha mai smesso di essere!
L’Italia che non ha mai smesso di perpetrare, contro se stessa, l’italicida apolidismo!
L’Italia che non ha mai smesso perpetrare, contro se stessa, l’italofago meticcionismo!

Meno male che in Africa l’italicida impero crollò!!
Viva l’antiafricanismo!

Gli apolidisti meticcionisti Francesco Crispi e Benito Mussolini avrebbero dovuto leggere l’”Orazione Redentrice”, del valentissimo eroe Giacomo Leopardi!!! Se l’avessero letta…

il più naturale degli Stati è, dunque, quello costituito da una sola nazione, ossia una più ampia famiglia, con un proprio carattere nazionale. Esso si preserva di era in era e si sviluppa in maniera naturale se i governanti provengono dal popolo […] Nulla, dunque, è più manifestamente contrario ai fini del governo politico di un’innaturale espansione degli Stati, con il selvaggio mescolarsi di svariate etnie e nazionalità sotto un’unica autorità. Il potere umano è davvero troppo debole e insufficiente per poter ricondurre a sé elementi così tanto incongruenti tra loro. Degli Stati siffatti non sono altro che congegni mal assortiti, macchine fragili, […] e le loro parti costituenti sono tenute assieme da artifici meccanici piuttosto che da vincoli sentimentali. […] Si tratterebbe unicamente di una maledizione del fato se queste unioni forzate, se queste mostruosità senza vita, venissero condannate all’immortalità. La storia però testimonia a sufficienza che gli strumenti dell’orgoglio umano sono costituiti da argilla e, al pari di qualsiasi argilla, si dissolveranno o andranno in pezzi.”
Giovanni Herder, ”Idee per una filosofia della Storia dell’umanità”, in Yoram Hazony, ”Le virtù del nazionalismo”, Guerini e associati, 2019, pagina 166-7.

Semplicemente vivere”, da questo gl’italicidi orchi meticcionisti sono terrorizzati!!
Gl’italicidi orchi apolidisti sono terrorizzati dal vivere semplicemente!! sono selvaggi infantili privi di autocontrollo!
Gl’istinti beluini, italicidi, li ardono! li incendiano! li spingono a violare o a far violare i Sacri Confini della Patria! a infrangere le Leggi Divine!

Gl’imperialisti tradizionali, gli apolidisti tradizionali come Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Benito Mussolini, Gioacchino Volpe, Giovanni Papini furono incapaci di rispettare i Sacrosanti Confini della Madrepatria dall’interno!!!
Erano privi di autocontrollo!
I Sacrosanti Confini della Patria NON devono essere violati, infranti, frantumati né dall’esterno né dall’interno!!!

I crimini odierni sono gli stessi, identici crimini dei secoli scorsi, tuttavia nella loro massima sismicissima esplosività! telluricissima esplosività! vulcanicissima esplosività!
Crimini contro noi stessi!

://www.ilprimatonazionale.it/cultura/giovanni-pascoli-la-grande-proletaria-guardate-alto-252700/

Descrive quelle terre che avrebbe voluto chiamare Tripolitalia (sua la firma su una lettera ritrovata pochi anni fa negli archivi del Vittoriale)

Questa è la stessa, identica, truculenta pazzia che fa dire ch’esistono negracci italiani!

Mescolare è distruggere! meticciare è trucidare!
Crudelissimamente!
Meticciare è il più feroce modo per sfogare gl’impulsi italicidi!

Giovanni Pascoli, come Vergilio e Plinio il Vecchio, aveva la mente ottenebrata, obnubilata dall’ultratracotanza! infrangitrice della Legge Divina! Costoro erano imperialisti tradizionali! apolidisti tradizionali! meticcionisti tradizionali!

apriranno vie, colteranno terre, deriveranno acque, costruiranno case, faranno porti”.
Questa è ultratracotanza italicida!
Un inno all’italicida imperialismo! un inno all’italicida apolidismo! un inno all’italicida apolidia!

Noi Italiani dobbiamo considerare soltanto noi stessi!
Risaliamo! voliamo fuori da l’infernale abisso!

://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/grammatica_367.html
































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