lunedì 11 settembre 2023

 BREAKING NEWS, INVASIONE

11/9: DOPO STRAGE ISLAMICA ABBIAMO IMPORTATO MILIONI DI MUSULMANI

SETTEMBRE 11, 2023






























Ventidue anni che potevamo utilizzare per ripulire l’Occidente dalla presenza islamica, e invece persi ‘esportando’ una democrazia che non abbiamo neanche noi e importando altri invasori.

Invece di fermare l’immigrazione islamica. Abbiamo continuato ad importare energumeni barbuti, presunte donne intabarrate e bambini che sono futuri criminali e attuali scrocconi. Vent’anni persi senza abrogare i famigerati ricongiungimenti familiari e abolire totalmente l’immigrazione afro-islamica.

Dopo l’attacco terroristico del 2001, molti, e lo confesso, anche io che sto scrivendo, pensarono che quella immane tragedia avrebbe svegliato le coscienze e le società occidentali dal lungo intorpidimento mentale che le stava conducendo nel baratro multietnico e che aveva permesso, in modo pacifico – ecco l’atroce differenza rispetto al passato – l’invasione senza freni di una popolazione ostile.

Nulla di tutto questo, sono passati 19 anni, e sono passati invano. In Italia abbiamo i porti spalancati, Bellanova che regolarizza i clandestini che domani ci elimineranno e Selvaggia Lucarelli che discetta di integrazione.

Il Sistema ha utilizzato le stragi per guerre ‘umanitarie’: invece di proteggere i nostri confini, siamo andati a violare quelli degli altri.

Anzi. Gli attentati si sono moltiplicati – perché la popolazione ostile è cresciuta – ma in molti, ancora, dormono il sonno dello stolto. O di chi non vuole vedere per non prendere decisioni difficili.

Il dramma è, prima di tutto, la classe dirigente che guida le nazioni occidentali. Totalmente inadeguata, frutto di una evoluzione in una società opulenta – e la nuova generazione di 40/50 enni che si sta affacciando al potere è ancora peggiore della precedente – non è assolutamente in grado di fare fronte a sfide non previste: dopo la caduta del muro – un dramma storico – si parlava di ‘fine della Storia’, e a quella fine si erano preparati i ventenni di allora. Ma era, invece, la fine di un periodo senza paralleli di equilibrio e stabilità che rimpiangiamo e la transizione verso una nuova guerra, non più tra blocchi, ma dentro le nostre nazioni, tra le nostre strade: a questa guerra, la classe dirigente selezionata in un periodo di pace e ricchezza senza pari non era pronta.

Probabilmente non vuole essere pronta, fingendo di non vedere quello che sta accadendo, con la speranza che scompaia da sé: non accadrà, il problema non affrontato si ingigantisce. Il tumore che definiscono immigrazione cresce. E il nemico è ora sempre più radicato nelle nostre società. E’, addirittura, in alcune delle nostre case attraverso i matrimoni misti: è nel Sancta Sanctorum. Perché ricordate sempre: un terrorista uccide una volta, l’integrazione ogni giorno.

E più tempo passa, più sangue dovrà essere versato per riprenderci quello che è nostro. La nostra pace e la nostra tranquillità: che ha sempre un prezzo. Alto, ‘grazie’ a chi predica la dissoluzione della nostra civiltà.

Dopo diciannove anni, ci troviamo ancora qui. Con l’immigrazione islamica che non è stata fermata. Con le moschee che dilagano nel nostro territorio. Con sempre più donne incinte e bambini che come bombe ad orologeria si diffondono a casa nostra.

Abbiamo solo un modo per salvarci: chiudere i ricongiungimenti familiari ancora prima dei porti. Ma prima dobbiamo chiudere il PD e chi lo ha riportato al governo per la quarta volta in sei anni senza mandato popolare.















L’apolidismo, distruggendo l’Amor patrio, non gli sostituisce nessun’altra passione attiva. Quando tutto il mondo fu cittadino romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino romano fu lo stesso che apolide, non si amò né Roma né il mondo: l’Amor patrio di Roma, decaduto in apolidismo, imputridì in indifferenza, palude e nulla: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria.




L’apolidismo, distruggendo l’Amor patrio, non gli sostituisce nessun’altra passione attiva. Quando tutto il mondo fu cittadino romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino romano fu lo stesso che apolide, non si amò né Roma né il mondo: l’Amor patrio di Roma, decaduto in apolidismo, imputridì in indifferenza, in palude, in nulla: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria.

Tornando al proposito, Platone nella Repubblica, lib. V (vedilo) dice: i Greci non distruggeranno certo i greci, non li faranno schiavi, non desoleranno le campagne, né bruceranno le case loro; ma in quella vece faranno tutto questo ai barbari. E le orazioni d’Isocrate, tutte piene di misericordia verso i mali de’ greci, sono spietate verso i barbari o persiani, ed esortano continuamente la nazione e Filippo a sterminarli. […] questa opposizione di misericordia e giustizia verso i propri, e fierezza e ingiustizia verso gli stranieri, è il carattere costante di tutti gli antichi greci e romani, e massime de’ più cittadini e assolutamente de’ più grandi e famosi; nominatamente poi degli scrittori, anche i più misericordiosi, umani e civili.
[…] la filantropia, o amore universale e della umanità, non fu proprio mai né dell’uomo né de’ grandi uomini e non si nominò se non dopo che, parte a causa del cristianesimo, parte del naturale andamento dei tempi, sparito affatto l’amor di patria e sottentrato il sogno dell’amore universale
, (ch’è la teoria del non far bene a nessuno), l’uomo non amò veruno fuorché se stesso, ed odiò meno le nazioni straniere, per odiar molto più i vicini e compagni, in confronto dei quali lo straniero gli dovea naturalmente essere, com’è oggi, meno odioso, perché si oppone meno a’ suoi interessi e perch’egli non ha interesse di soverchiare, invidiare ec. i lontani, quanto i vicini
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 885.

Per la precisione, anche gli apolidisti Plinio il Vecchio e Rutilio Namaziano, oltre al cristiano Orosio, erano sedicenti-pseudo-filantropi, sedicenti-pseudo-amanti dell’universo mondo.
Per la precisione, Plinio il Vecchio, Rutilio Namaziano e Orosio erano misantropi. Soprattutto l’atrocissimo Orosio.
Il furioso cristianesimo inasprì, sovreccitò, incendiò l’apolidismo.
L’odierno italicida ultrameticcionismo, infernista, ausvizzatore fa deflagrare vulcanicamente l’italicida apolidismo!

Mancherà dalla vita umana ogni valore, ogni rettitudine, così di pensieri come di fatti; e non pure lo studio e la carità, ma il nome stesso delle nazioni e delle patrie sarà spento per ogni dove; recandosi tutti gli uomini, secondo che essi saranno usati di dire, in una sola nazione e patria, come fu da principio, e facendo professione di amore universale verso tutta la loro specie; ma veramente dissipandosi la stirpe umana in tanti popoli quanti saranno uomini. Perciocché non si proponendo né patria da dovere particolarmente amare, né strani da odiare, ciascheduno odierà tutti gli altri, amando solo, di tutto il suo genere, se medesimo. Dalla qual cosa quanti e quali incomodi sieno per nascere, sarebbe infinito a raccontare
Giacomo Leopardi, ”Storia del genere umano” in ”Operette morali”.

Il cosiddetto-pseudo amore universale è l’italicida apolidismo.
Amore e apolidismo sono totalmente contrari, opposti, antitetici, inconciliabili, incompatibili, contrastantissimi.

















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