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SFONDATA I 1.000 NUOVI CONTAGI IN VENETO: VERSO ZONA GIALLA GRAZIE ALLA FRONTIERA APERTA
NOVEMBRE 11, 2021
In Veneto oggi è stato superato il ‘muro’ dei 1.000 contagi covid giornalieri secondo i numeri del bollettino dell’11 novembre. Nelle ultime 24 ore infatti sono stati 1.077 i nuovi casi, mentre si registrano anche 5 vittime nelle ultime 24 ore, come riferisce la regione.
Numeri che confermano la quarta ondata in atto, e che non si vedevano dallo scorso inverno nel pieno della terza ondata.
Sono 269 i pazienti ricoverati nelle aree non critiche degli ospedali (+4), e 59 (+2) quelli nelle terapie intensive.
Visto che Trieste è in Friuli, c’è una sola cosa che accomuna le due regioni, e non è la protesta a Trieste.
In Slovenia e Croazia casi Covid in aumento: il virus corre a est lungo la rotta balcanica che porta in Italia 300 clandestini al giorno, al confine orientale col nostro Paese.
Un’accelerazione che inizia a riguardare anche i territori italiani più vicini al confine. Protagoniste sono Friuli Venezia Giulia e Veneto. Oggi in Veneto i casi sono triplicati rispetto a sette giorni fa, e non ci sono i manifestanti di Trieste. Ci sono gli immigrati che, come in Friuli, passano e non hanno certo il green pass.
“Le Regioni dove l’incidenza nella settimana scorsa è aumentata almeno del 30% rispetto a quella precedente, a parte la Sardegna, dove però i valori sono bassi, sono tutte nel nord-est: Friuli Venezia Giulia, Veneto, le due province autonome di Trento e Bolzano e le Marche. Anche le tre situazioni peggiori per le ospedalizzazioni sono Friuli Venezia Giulia, provincia autonoma di Bolzano e Marche. Questo è evidenza che, oltre ad altri fattori, come gli assembramenti di massa, rilevante è anche quello dei flussi in entrata attraverso la frontiera con la Slovenia”, evidenzia Giovanni Sebastiani dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘M.Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
Gli spostamenti, dunque, sono osservati speciali:
La Croazia, da dove passano i clandestini prima di arrivare in Slovenia e poi in Italia, ieri ha superato la soglia dei 7 mila casi Covid su una popolazione di circa 4 milioni di persone. In Slovenia, invece, nella giornata di sabato i nuovi casi di contagio erano 2.313, con percentuale di test positivi su quelli effettuati pari al 40 per cento.
In questo quadro, le autorità della Slovenia hanno annunciato un inasprimento dei controlli e delle restrizioni anti-Covid, pur precisando che l’opzione di un nuovo lockdown non è stata presa in considerazione. Ovviamente, non fermano i clandestini al confine. Né li respingiamo noi, per ordine di Lamorgese.
Intanto le strutture sanitarie sono in sofferenza. Lubiana dovrà presto inviare i suoi pazienti Covid all’estero a causa delle limitate capacità ospedaliere: ad annunciarlo è stato il ministro della Sanità sloveno Poklukar, citato dall’agenzia di stampa slovena STA. Già a fine ottobre il 92 per cento dei letti dei reparti di terapia intensiva sloveni risultavano occupati, portando il ministro a dichiarare: “All’inizio della pandemia avevamo guardato con timore alla vicina Italia, ora siamo a un punto critico a causa dei bassi tassi di vaccinazione e potremmo facilmente avere uno scenario come quello di Bergamo”.
Mentre il contagio corre nei Paesi confinanti, le Regioni italiane del Nord Est rimangono sotto osservazione che rischiano di passare nel giro di una settimana in zona gialla. Grazie al flusso incontrollato di clandestini.

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