BREAKING NEWS, CALABRIA, INVASIONE
MAFIA TURCA ALL’ASSALTO DELL’ITALIA: INVIATI 6.000 MUSULMANI SU BARCHE A VELA
NOVEMBRE 12, 2021
Dopo la mafia nigeriana è la volta di quella turca. Italia preda delle mafie etniche.
L’intensificarsi degli sbarchi tra Crotone (in questi giorni sta circolando la foto dei poliziotti che salvano i bambini dal mare) e la Costa Jonica reggina restituisce nuovi aspetti di un fenomeno criminale difficile da sgominare in Calabria. Il tema ruota tutto intorno a un’organizzazione di stampo criminale e mafioso che riguarda ucraini, dedita alla tratta di esseri umani. 418 sono gli ucraini arrestati dal 2014 ad oggi in Grecia e Italia per sbarchi clandestini di migranti. Sono la manovalanza più numerosa al soldo di un’organizzazione internazionale turca che gestisce il lucroso traffico di uomini, donne e bambini. Sembra una novità ma invece la questione va avanti da diversi anni. Gli ultimi sono finiti in manette lo scorso 21 ottobre in Calabria.
Gli skipper vengono generalmente dall’Ucraina o dalla Moldavia. Sono loro a procurarsi le barche a vela, rubate o noleggiate, che trasportano da 30 a 60 migranti per volta. Lo Sco di Roma ha identificato una parte della rete terminale italiana. Un iracheno e un afgano gestivano lo smistamento dei migranti offrendo la logistica per farli espatriare in Germania e Francia. Acciuffati anche complici italiani che fornivano documentazioni false ai migranti. Ma si tratta di piccoli delinquenti.
Circa 150 investigatori da oltre un anno stanno dando la caccia al vertice dell’organizzazione che si pensa essere ad Ankara. Dispongono di ingenti capitali e di un sistema di pagamento impermeabile ai tracciamenti. Anche qui difficile avere la collaborazione della polizia di Erdogan.
La Rotta dell’Est gestita dalla mafia turca è antica. Era quella del traffico di sigarette che sbarcava “bionde” tra Calabria e Puglia. Affari ormai lasciati alla storia. Ma anche quella dei migranti è rotta antica. Iniziò con i curdi negli anni Novanta. Ad Instanbul, secondo alcuni studi, “avevano istituito una centrale operativa con struttura logistica” collegata a ramificazioni nazionali in Grecia, Pakistan, Albania, e paesi dell’ex Unione Sovietica.
L’emergenza diventata visibile in questi ultimi mesi in Calabria era ben chiara a chi opera in mare sul fronte del soccorso. Già nel giugno di quest’anno, il tenente colonnello Alberto Catone, comandante del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo in un’intervista ad Avvenire mostrava idee chiare sulla dinamica del traffico di uomini e del suo crescente aumento.
Gli sbarchi in Calabria avvengono in larga parte con barche a vela, raramente piccoli yacht, che poi vengono abbandonati sulle coste italiane. A volte si fa scalo a Creta o in altri porti greci. Gli scafisti ucraini pare che siano diminuiti. Aumentano rumeni e moldavi. Non è chiaro se operano navi madre. I velieri partono spesso da porti turchi: Marmaris, Canakkele, Babakele Bodrum. La missione in marzo del rappresentante dell’Unione Europea, lo slovacco Drahoslav Stefanek a Cannakele e Ankara non ha sortito grandi risultati. Gli scafisti quando sono in alto mare spesso chiamano le autorità italiane e chiedono soccorso. Poi danneggiano motori e timoni per giustificare l’Sos. Oppure arrivano direttamente sulle spiagge sperando di potersi dileguare.
In 1300 sbarcati in tre giorni tra Roccella Jonica e Crotone. Sono oltre 6000 nel corso dell’anno. In meno di cinque mesi nella Locride sono stati 49 gli approdi, di cui 43 a Roccella. L’ultimo qualche giorno fa a Punta Stilo. Una barca a vela, l’ennesima, piena di clandestini islamici.

Nessun commento:
Posta un commento