L’AVVOCATO DI SINISTRA DEL FIGLIO DELLO SPACCIATORE TUNISINO CITOFONATO DA SALVINI: “VUOLE FARE COME SUO PADRE” – VIDEO
In questo Stato con leggi assurde, rischi di andare in galera se definisci spacciatore uno spacciatore tunisino me non se sei un tunisino che spaccia. Deve essere rivoltato tutto. A cominciare dal vizio di certi avvocati di querelare a vanvera onesti cittadini che vogliono fare rispettare la legge.
Tutti gli interventi dell’avvocat* candidat* con il PD che ha denunciato Salvini per conto della famiglia di spacciatori tunisini citofonata dal leader della Lega durante le elezioni regionali in Emilia Romagna:
«È stato come un rastrellamento…», non lasciano spazio a equivoci le parole di Cathy La Torre, già consigliere comunale a Bologna e legale della famiglia di Yassine, detto “Iaia la cartola”, al cui citofono martedì scorso il leader leghista Matteo Salvini ha suonato chiedendo se lì abitasse uno spacciatore.
«Non è normale che mentre sei a casa tua qualcuno ti suoni al citofono per chiedere se spacci; o sei hai le corna o se sei lesbica. È una molestia inaccettabile. Inoltre è un messaggio irrispettoso delle forze dell’ordine; che lancia un messaggio culturale sbagliato: non esiste la giustizia fai da te. Neanche se sei in campagna elettorale».Avvocata La Torre, ma perché si è arrivati a questo?
«Partiamo da un dato oggettivo: Iaia non è indagato, non ha precedenti. Una donna lo accusa perché il padre lavora da Bartolini e il figlio ha le Adidas, le Nike. Ergo: spaccia. Non è accettabile; soprattutto se a prestarsi a un fatto del genere è un ex Ministro dell’Interno. È una comunicazione culturale e politica devastante. Se ci sono prove di quello che si sostiene si va dalle forze dell’ordine, non si citofona con drappelli al seguito».Al giornalista di Fanpage, Beppe Facchini, si è parlato di precedenti…
«Era il fratello, che ha precedenti per rissa e non abita neppure più al Pilastro; non centra nulla con Iaia. Anche il padre ha qualcosa, ma è relativo a 25 anni fa. Cosa vuol dire? Non è che andiamo a chiedere a Salvini se lui è uno spacciatore perché ci sono foto che lo ritraggono con la mano sulla spalla di personaggi come Lucci, condannato per droga. Se uno va a scuola con un mafioso, non è che poi lo possiamo chiamare mafioso…».E adesso?
«Ieri sono stata al Pilastro, molti erano indignati per quello che è successo. Iaia è un ragazzo di 17 anni che gioca a calcio nell’Imolese, tra qualche mese diventerà padre; vuole prendere la patente e andare a guidare da Bartolini, come suo padre, per mantenere la sua famiglia. Ma oggi, al Pilastro e non solo, per tutti è Iaia ‘lo spacciatore’. Può essere normale? Così si rovina la vita alle persone; per un sospetto, un’allusione. È una cosa semplicemente aberrante».
Un grande segnale “È la prima di una lunga serie di vittorie per cui ci batteremo fino allo stremo, ve lo prometto, su questa meschina pagina della nostra vita democratica”.
Lo ha scritto su Facebook l’avvocato Cathy La Torre, commentando la rimozione del ‘video del citofono’ dalla pagina social di Matteo Salvini.
«Non è normale che mentre sei a casa tua qualcuno ti suoni al citofono per chiedere se spacci; o sei hai le corna o se sei lesbica. È una molestia inaccettabile. Inoltre è un messaggio irrispettoso delle forze dell’ordine; che lancia un messaggio culturale sbagliato: non esiste la giustizia fai da te. Neanche se sei in campagna elettorale».Avvocata La Torre, ma perché si è arrivati a questo?
«Partiamo da un dato oggettivo: Iaia non è indagato, non ha precedenti. Una donna lo accusa perché il padre lavora da Bartolini e il figlio ha le Adidas, le Nike. Ergo: spaccia. Non è accettabile; soprattutto se a prestarsi a un fatto del genere è un ex Ministro dell’Interno. È una comunicazione culturale e politica devastante. Se ci sono prove di quello che si sostiene si va dalle forze dell’ordine, non si citofona con drappelli al seguito».Al giornalista di Fanpage, Beppe Facchini, si è parlato di precedenti…
«Era il fratello, che ha precedenti per rissa e non abita neppure più al Pilastro; non centra nulla con Iaia. Anche il padre ha qualcosa, ma è relativo a 25 anni fa. Cosa vuol dire? Non è che andiamo a chiedere a Salvini se lui è uno spacciatore perché ci sono foto che lo ritraggono con la mano sulla spalla di personaggi come Lucci, condannato per droga. Se uno va a scuola con un mafioso, non è che poi lo possiamo chiamare mafioso…».E adesso?
«Ieri sono stata al Pilastro, molti erano indignati per quello che è successo. Iaia è un ragazzo di 17 anni che gioca a calcio nell’Imolese, tra qualche mese diventerà padre; vuole prendere la patente e andare a guidare da Bartolini, come suo padre, per mantenere la sua famiglia. Ma oggi, al Pilastro e non solo, per tutti è Iaia ‘lo spacciatore’. Può essere normale? Così si rovina la vita alle persone; per un sospetto, un’allusione. È una cosa semplicemente aberrante».
Un grande segnale “È la prima di una lunga serie di vittorie per cui ci batteremo fino allo stremo, ve lo prometto, su questa meschina pagina della nostra vita democratica”.
Lo ha scritto su Facebook l’avvocato Cathy La Torre, commentando la rimozione del ‘video del citofono’ dalla pagina social di Matteo Salvini.
Cathy La Torre, l’avvocato del ragazzo tunisino a cui ha citofonato Matteo Salvini torna sull’episodio spiegando le ragioni del suo assistito: “La sua vita sconvolta, accusato di essere spacciatore solo perché veste bene. Mi ricorda l’inquisizione”.



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