giovedì 18 maggio 2023

CRISI ECONOMICA IN TUNISIA, ECCO COME LO RISOLVONO:




 BREAKING NEWS, CRIMINI IMMIGRATI, INVASIONE, LOMBARDIA

IL PAESE DEL MAROCCO CHE SI ARRICCHISCE CON LO SPACCIO DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA: MILIZIE ARMATE

MAGGIO 18, 2023






Immigrati mandano i loro figli a spacciare in Italia per arricchirsi e fare la bella vita in Marocco avvelenando i vostri figli

È nella città d’origine di Karima El Mahroug alias «Ruby», la base dei grossisti della droga che circola in Lombardia. «Gli ordini partono dai bar del Corvetto e del Varesotto».

Un portico laterale come punto d’osservazione e la prima scusa pronta — un po’ d’ombra a riparare dal già feroce sole delle dieci — qualora l’appostamento venga smascherato, cosa che puntualmente avviene per colpa d’uno dall’altra parte della strada che al telefonino avvisa quelli di qui. Dagli ombrelloni esterni del «Caffè Duomo» salta allora fuori un piccoletto col ghigno, uno dei dipendenti, il quale con coraggio, dato appunto il caldo e pure l’orario, s’accende un portentoso cannone il cui fumo s’allunga sul vialone insieme alla sabbia alzata dai carri dei contadini; egli indugia con lo spinello fino a quando, delle due, una soltanto: o attacchiamo a riferire per davvero i motivi della visita in lande non turistiche, oppure possiamo anche andarcene.

E poiché siamo arrivati al portico schivando in precedenza i sassi d’altri baristi, certo aiutati dai fedeli clienti, per le inopportune domande loro rivolte sui traffici di droga, e altresì abbiamo giocato (in macchina) a nascondino nei vicoli intasati di capre ribelli contro uno squadrone di motorini Garelli pilotati da ragazzini incaricati di pedinare, sempre per quelle inopportune domande, ecco, tanti saluti al piccoletto. Del resto le fonti l’avevano premesso: se cerchi una risposta alla domanda, vai a Fquih Ben Salah, ma occhio che son tipi sgamati.

La domanda era la seguente: tanto si parla, in mezzo alla maggioranza dei connazionali dei marocchini legati alla droga, da quelli che avevano governato il bosco di Rogoredo a quelli che governano i boschi delle province di Varese, Monza e Como; ma spesso si racconta soltanto di manovalanza alle dipendenze di imprecisate Cupole.

Ebbene, attingendo a privilegiate fonti nella duplice non agevole situazione locale — le autorità non vogliono sentire parlare di hashish e dispongono di sofisticati apparati informativi—, il Corriere ha scoperto quanto segue.

Fquih Ben Salah sorge nella regione di Béni Mellal-Khénifra, una delle più povere del Regno del Marocco: oltre due e milioni e mezzo di abitanti dei quali la metà andata all’estero, un complessivo di 135 comuni quasi esclusivamente rurali, e percentuali incerte, ma lo stesso definite tragiche, di bambini senza istruzione alcuna e adulti analfabeti.

Siamo a due ore da Casablanca, che ha un peso in questa storia a differenza della figura di Karima El Mahroug alias «Ruby», originaria proprio di Fquih Ben Salah, paesana illustre e invidiata. La cittadina inizia con campi di terra e pietre dinanzi alla moschea, e approda, nella periferia opposta, in un enorme parcheggio degli scassati furgoni che servono da mezzi pubblici; ancora negli anni Ottanta la popolazione oscillava sulle 45mila persone: oggi sono oltre centomila.

Aiutato dal figlio, il signor Hassan vende le angurie in strada. Ha un lungo passato da manovale tra Brescia e Bergamo: «Non si sta male. Per niente. Quando ero andato via, eravamo un villaggio agricolo. Ora non sanno più dove costruire le case. Girano tanti soldi». Le case, sì, e prima di esse i terreni oggetto di forsennate speculazioni. Ma poi i bar. Insegne italiane — quelli di prestigio sono dotati di ambienti climatizzati — e monopolio assoluto: spazzata via la concorrenza degli antichi caffè.

Ben Salah è la base dei grossisti della droga e dei reinvestimenti del medesimo stupefacente. In particolare l’hashish. Come anticipato, si tratta di un argomento vietato finanche nelle conversazioni ufficiali con i ministeri e le forze di polizia dei pari ruolo stranieri, nonostante le analisi stilino report gravi, quale la nostra Direzione centrale dei servizi anti-droga che certifica una superficie coltivata a resina di cannabis di 20 mila ettari (l’estensione di Milano).

In aggiunta, negli scantinati di negozi di alimentari cui si accede con labirintici scalini, Fquih Ben Salah ospita i laboratori della contraffazione dei documenti: carte d’identità e patenti italiane. Il costo varia tra i 250 e i 300 euro (la moneta locale è il Dirham marocchino: 1 euro sono 10 Dirham, lo stipendio del ceto medio oscilla sui 600-700 euro, con 40 euro si fa il pieno del diesel a un’utilitaria). «Gli ordini giungono dai bar di Milano: Corvetto e San Siro». La prassi è inoltrare la richiesta in un primo locale e veicolarla attraverso dieci, venti altrettanti bar in maniera tale da depistare eventuali curiosi. Il trasporto dei documenti viene effettuato dai passeggeri non degli aerei — negli scali il sistema dei controlli, eredità della lotta contro il terrorismo voluta dal re Mohamed VI, è assai sofisticato — quanto dei pullman che in tre giorni coprono la tratta con l’Italia. Per la verità ci dicono, vagando per Fquih Ben Salah, che se mai ci venisse voglia di muoverci con questi pullman, beh, di avvisare: qualche etto di ottima hashish è sempre pronto.




























































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