ECCO I MINORI CHE I MEDIA HANNO DETTO DURANTE IL LORO SBARCO.
ECCO I 600 AFROISLAMICI SBARCATI AL GRIDO DI “GRAZIE ITALIA”: TRAINATI IN PORTO DA GUARDIA COSTIERA – FOTO
APRILE 12, 2023
Quasi tutti resti delle carceri tunisine e africane. Spacciatori, stupratori, clandestini e scrocconi.
E’ arrivato nel porto di Catania il peschereccio con a bordo circa 600 clandestini prelevati a 100 miglia al largo delle coste siciliane.
Scortati dalla famigerata nave Peluso della Guardia costiera, i clandestini a bordo hanno urlato “grazie Italia” e “bella Italia” mentre si avvicinavano alla riva. Tutti maschi in età militare non vedono l’ora di carne bianca. Per loro la vacanza in hotel inizia ora.
Ad accogliere i migranti a bordo del peschereccio, trainato da un rimorchiatore nel porto, gli uomini della polizia, della capitaneria di porto, la Croce rossa e diversi esponenti del ministero della Salute. Ci sono inoltre, per le operazioni di ospitalità temporanea, gli uomini della Protezione civile, che ha realizzato due tensostrutture nell’ex hub vaccinale di San Giuseppe La Rena.
“La situazione che stiamo affrontando ormai è vita quotidiana dichiarano alla Protezione civile provinciale -. Stiamo gestendo tutto senza particolari problemi, sappiamo già che ci saranno altri sbarchi”.
Sanno già che ci saranno altri sbarchi. Lo Stato italiano è il vero e primo trafficante.
Ecco qua gli stupratori delle nostre donne!
Presto lo faranno anche alle Italiane, alle nostre donne:
Anush Apetyan è stata decapitata, al posto degli occhi ci hanno messo le pietre, le hanno tagliato le dita e gliele hanno infilate in bocca. Solo perchè armena. Da uno stato, l’Azerbaijan, “partner Nato”, spalleggiato dalla Turchia, secondo esercito Nato. Non si sono sentiti comunicati indignati. Un piccolo paese di 3 milioni di anime cristiane senza sbocco sul mare nel sud del Caucaso e senza idrocarburi, soggetto ai desideri di conquista dei suoi due vicini, due regimi autoritari islamici. Un doppio pericolo per quest’isola di democrazia. Da una parte l’Azerbaijan, guidato da Ilham Aliyev, a capo di una petromonarchia strategica per la UE, che non nasconde più le ambizioni di spazzare via la millenaria Armenia, la nazione cristiana più antica, e di invadere anche Yerevan, che chiama ‘la parte occidentale’ del suo Paese, che esiste solo dal 1918 per volere di Stalin. Dall’altra parte la Turchia di Erdogan, che per creare uno spazio pan-turco che si estenda dallo stretto del Bosforo alle montagne del Kirghizistan deve eliminare l’Armenia. Siamo a un nuovo capitolo di quella che il console tedesco Kuckhoff il 4 luglio 1915 sul genocidio di 1,5 milioni di armeni definí “la distruzione e l’islamizzazione di un intero popolo“
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”Il rumore sordo della testa mozzata di un armeno. Zelensky chiede di non essere indifferente sulle decapitazioni di soldati ucraini. Nulla si dice invece delle decisioni di armeni, molti civili, decapitati negli ultimi due anni dai nostri “partner” turchi e azeri. Teste brandite come nell’Inferno dantesco “a guisa di lanterna” in una guerra combattuta per la terra ancestrale del più antico popolo cristiano del mondo e dove si muore quasi ogni giorno (ieri sette morti al confine armeno). L’Armenia sta per scomparire. Già la sua parte orientale gli è stata tutta. Nessuno ha ripreso le loro storie e i video di queste decapitazioni, tutte disponibili eppure tutte ignorate da giornali e tg (li pubblico io, ma non sono per stomaci sensibili). Gli anziani che rantolano mentre il coltello li decolla; la donna disabile a cui tagliano piedi, mani e orecchie; la soldatessa decapitata, le pietre messe al posto degli occhi, le dita tagliate e infilate in bocca; il marito a cui hanno strappato la pelle dove aveva i tatuaggi…“Siamo come pecore rinchiuse in gabbia circondate da lupi dai denti lunghi” ha detto il primate della Chiesa apostolica armena, Vrtanès Aprahamian. “I lupi stanno solo aspettando un’opportunità per aprire il cancello e fare a pezzi la loro preda“. Ma gli Armeni non soddisfano i criteri per l’adesione alla pietà globale: non sono multiculturali, non sono fluidi e non si accontentano di assistenza alla propria eutanasia storica
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Il muezzin in chiesa!
Chiesa di San Giuseppe, Gand, Belgio. André Malraux lo aveva detto: “Una civiltà è tutto ciò che si aggrega attorno a una religione”. E quando una religione se ne va, un’altra ne prende il posto
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“Mohammed è il quarto nome più popolare fra i nuovi nati in tutta Europa”. Lo rivela una nuova ricerca europea, analizzando i vari dipartimenti di statistica. “Mohammed, primo nome a Roubaix”, in Francia. Il quinto in tutta l’area metropolitana di Parigi. Il secondo nella seconda città francese, Marsiglia. Il secondo fra i nati in tutta l’Olanda. Il primo a Göteborg, in Svezia. Primo a Oslo. Il nome più popolare a Brema, in Germania, e a Berlino. La Bild ci informa che “Mohammed è entrato nella top ten dei primi nomi anche ad Amburgo, Assia, Renania Settentrionale-Vestfalia e Saarland”. La Welt scrive che “anche a Dortmund il primo è Mohammed, come a Duisburg ea Essen…”. E anche in una città come Gelsenkirchen, Mohammed è primo. Ad Anversa, la seconda città del Belgio, Mohamed guida la classifica dei nomi. In tutto il Belgio è terzo. Il primo a Bruxelles. E ancora: Mohammed è il primo nome a Manchester, a Nottingham, a Leicester, a Luton, a Bradford…Ovunque gli stessi numeri nelle più grandi città britanniche. A Vienna, sommando tutte le variazioni di Mohammed, il Profeta dell’Islam è in testa. Mi sono svegliato ignorano la domanda che sta più a cuore agli elettori, consciamente o meno. Per dirla con Tony Blair, “cosa ti lasci alle spalle?”
Se ci fosse Gibbon scriverebbe “Declino e caduta dell’impero woke”
: // meotti.substack.com/p/se-ci-fosse-gibbon-scriverebbe-declino
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”In Europa sono minacciati di morte e lasciati soli i pochissimi ricercatori che si occupano di Islam politico. Don Chisciotte che rinunciano a carriere e claque dei media per amore della verità e devono subire anche la fatwa”
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