venerdì 24 marzo 2023

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BENGALESE SGOZZA VOLONTARIO CARITAS: VOLEVA TORNARE IN BANGLADESH

MARZO 25, 2023





Tentato omicidio. E’ questa l’imputazione formulata dal pubblico ministero Anna Andreatta nei confronti di Osain Mohamed Sharif, che nella serata di mercoledì 22 marzo ha tentato di sgozzare un volontario della Caritas.

Sfortunatamente l’uomo, un 40enne di Treviso, sarebbe stato colpito solo di striscio al collo ed è già tornato a casa, dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato per essere medicato.

Nei confronti di Sharif ieri, 24 marzo, si è svolta l’ennesima udienza di convalida dell’arresto. Anche in questa circostanza il 35enne bengalese (difeso dall’avvocato Matteo Maccagnani) si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip Marco Biagetti (lo stesso giudice che, in seguito ai fatti di lunedì scorso quando Sharif avrebbe tentato una rapina ai danni dell’internet point di via Zenson sempre nel capoluogo, lo aveva scarcerato imponendogli però l’obbligo di non lasciare Treviso e di presentarsi giornalmente alla polizia) ha deciso di accogliere le richieste del pubblico ministero e ha confermato la custodia cautelare in carcere. Il legale ha chiesto che nei confronti del suo cliente venga al più presto effettuata una perizia psichiatrica con l’obiettivo di valutare la capacità di intendere e volere al momento di commettere il fatto, la capacità di stare a giudizio e la pericolosità sociale.

Il gip dovrebbe finire in cella col bengalese.

«L’ipotesi di tentato omicidio – ha detto il Procuratore capo Marco Martani – è legata alla parte del corpo che è stata attinta nell’aggressione, ovvero il collo. Per questo è stata chiesta la custodia in carcere. Si è trattato di una azione potenzialmente pericolosa, che ha raggiunto una zona che poteva anche essere mortale dal momento che il collo è attraversato dall’arteria giugulare e i colpi sono stati ferrati presumibilmente sia di taglio che di punta. Restiamo comunque aperti a qualsiasi tipo di accertamento supplettivo, a partire dalla perizia psichiatrica».

«Sono disperato – avrebbe detto il bengalese al proprio avvocato – sono sette anni che aspetto lo status di rifugiato. Non era mia intenzione far del male né al proprietario dell’internet point né al volontario, ma volevo attirare l’attenzione sulla mia situazione».

Osain Mohamed Sharif, secondo quanto detto da lui stesso, sarebbe in Italia da circa 7 anni. Inizialmente avrebbe presentato un domanda per ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che gli sarebbe però stata respinta. Così ne ha inoltrata un’altra, di cui non avrebbe ricevuto risposta. Poi, circa 5 mesi fa, l’arrivo a Treviso, dove era stato intercettato dalla Caritas. L’uomo avrebbe dato segnali di essere in una condizione di sofferenza psichica ed aveva manifestato l’intenzione di tornare in Bangladesh. L’associazione di beneficienza avrebbe anche informato Prefettura e Questura (il 35enne è privo di documenti e non ha la tessera sanitaria) invitandoli a prendere contatto con la Uls per farlo prendere in carico dai servizi sociali, ma a quelle mail non c’è stata risposta.

Mercoledì, intorno alle 19, Osain Mohamed Sharif avrebbe aggredito, apparentemente senza motivo, un volontario della Caritas che si trovava all’ingresso della zona dedicata alla mensa, ferendolo alla gola. Poi si è dato alla fuga. E’ stato intercettato da alcuni agenti di Polizia nella zona del parcheggio Appiani (il luogo dove era solito trovare riparo per la notte) e nella breve collutazione avrebbe anche ferito un poliziotto che lo stava fermando.

Presenti domanda e al rifiuto te ne fanno presentare un’altra. Stato fallito. Dispiace per il volontario della Caritas.









































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