mercoledì 24 giugno 2026

MIGLIAIA DI EURO BUTTATI PER IL PONTE NENCIONI CHE LO HANNO CHIUSO PER SICUREZZA.


Ponte Nencioni, il festival dell’improvvisazione: Palazzo Vecchio scopre San Giovanni solo 24 ore prima (nonostante gli avvisi di inizio mese)
Se non ci fosse di mezzo la sicurezza dei cittadini e la gestione della serata più importante e sentita dell'anno, ci sarebbe quasi da sorridere. Il pasticcio di Ponte Nencioni, blindato totalmente a sole 24 ore dall'inizio dei Fochi di San Giovanni, è il manifesto del dilettantismo programmatorio di Palazzo Vecchio e, in particolare, dell'assessorato alla Mobilità guidato da Andrea Giorgio. Ma c'è di peggio: non si è trattato di un semplice errore di valutazione dell'ultimo minuto, bensì della cronaca di un disastro logistico ampiamente annunciato e colpevolmente ignorato.
Per capire l'entità di questo cortocircuito, bisogna fare un passo indietro di oltre due settimane. È l'8 giugno quando il consigliere Massimo Sabatini (Lista Schmidt) porta la questione dritta in Consiglio Comunale con un puntuale question time. Sabatini non si limita a sollevare dubbi superficiali: chiede formalmente l'accesso alla documentazione relativa al collaudo per l'apertura del ponte. Carte e certificazioni che, da Palazzo Vecchio, non sono mai arrivate. Una mancanza di trasparenza già di per sé grave, che il consigliere chiude con un’esortazione chiarissima e, col senno di poi, drammaticamente profetica: non tenete aperto il ponte il 24 giugno.
L'amministrazione e l'assessore Giorgio, invece di fare tesoro di quell'allarme documentato e delle successive settimane di proteste (portate avanti anche da altri consiglieri sui pericoli dei parapetti provvisori del cantiere), hanno preferito tirare dritto, infilandosi in un imbuto decisionale grottesco.
Soltanto lunedì scorso, infatti, l’assessore annunciava quella che l’amministrazione definiva una "soluzione intermedia": il ponte sarebbe rimasto aperto alle auto, ma rigorosamente vietato a pedoni e ciclisti. Una decisione che definire bizzarra è un eufemismo. Come si potesse minimamente ipotizzare di far scorrere il traffico veicolare su un ponte con corsie ridotte, mentre una folla oceanica si accalca sui lungarni per lo spettacolo pirotecnico, resta un mistero. Gli uffici comunali ci hanno messo ben ventiquattr'ore per accorgersi dell'ovvio, ovvero che il rischio di un'indispensabile invasione pedonale della carreggiata e di situazioni "potenzialmente pericolose" era praticamente certo.
Risultato? Il clamoroso dietrofront del martedì sera, a sole 24 ore dall'evento, con un'ordinanza d'urgenza firmata in fretta e furia per decretare la chiusura totale e tombale dell'attraversamento dalle 20:00 alle 23:55. Un blackout logistico in piena regola.
Oggi l'amministrazione si rintanerà sicuramente dietro la comoda retorica del "senso di responsabilità" e delle "straordinarie misure di sicurezza" per salvaguardare l'incolumità pubblica. Ma non accettiamo lezioni di prudenza da chi ha ignorato gli avvisi scritti messi a verbale l'8 giugno. Questa non è gestione del rischio, è affanno. È la plastica dimostrazione di un deficit cronico di programmazione predittiva e di un'arroganza politica che preferisce sbattere contro il muro dell'evidenza piuttosto che ascoltare i campanelli d'allarme delle opposizioni.
Governare la mobilità di Firenze richiede visione e pianificazione, non decisioni schizofreniche che gettano la viabilità nel caos a poche ore dalla finale del Calcio Storico e dei tradizionali Fochi. Adesso Palazzo Vecchio tiri fuori le carte sui collaudi e metta la parola fine a questa gestione improvvisata: la sicurezza delle persone e la mobilità urbana si pianificano con lungimiranza, non si inseguono all'ultimo secondo a ridosso della festa patronale.

 























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