CONDANNATO PER SIMBOLO NAZISTA SUI CANCELLI DI CASA PROPRIA
NOVEMBRE 22, 2023
Un uomo è stato condannato per avere degli stemmi definiti nazisti sui cancelli di casa propria. Oltre che avere scritto cose proibite.
Abbiamo leggi e magistrati che non si troverebbero male né nella Germania nazista né ai tempi delle purghe di Stalin. Cambia solo il simbolo considerato reato, non l’essenza della censura di Stato.
La seconda sezione penale della Corte d’appello di Torino ha confermato la condanna di primo grado a 5 mila euro di multa inflitta a Fabrizio Fournier, di 59 anni, di Saint-Vincent (Aosta), accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
Su due cancelli di accesso alla propria casa – affacciati su una strada pubblica – secondo gli inquirenti aveva fatto installare un’aquila nazista e dei triangoli usati sulle divise degli internati.
Cattivo gusto? Decisamente sì. Reato? Solo in un totalitarismo ‘liberale’. In una vera democrazia, uno mette sui cancelli di casa propria quel che vuole a meno di immagini pornografiche. Invece si può andare in tv con simboli satanici sulla felpa – difendiamo anche questo diritto – ma non mettere altri simboli sui cancelli di casa propria. Bizzarro.
Confermati anche i risarcimenti alle parti civili: 20 mila euro alla Comunità ebraica di Torino, 10 mila euro alla Regione Valle d’Aosta e 5 mila euro all’Anpi.
A chiedere la conferma della sentenza del tribunale di Aosta, datata luglio 2021, è stata la procura generale di Torino. La sospensione condizionale della pena è subordinata al pagamento dei risarcimenti entro 60 giorni dal passaggio in giudicato del provvedimento.
Fournier era poi accusato di aver pubblicato su Facebook dei video con contenuti negazionisti e di aver inviato via Whatsapp link a filmati, sempre di carattere negazionista, accompagnati da commenti come “le camere a gas sono delle bufale” o “sono stati fatti passare per mostri persone che non lo erano come il grande Adolf Hitler”. Infine Fournier – che in base alle indagini si faceva chiamare ‘Nazi’ – aveva pubblicato su Facebook una sua foto mentre era intento a fare il ‘saluto romano’ e nei messaggi con gli amici si lamentava del fatto di essere nato il 27 gennaio, ‘Giorno della Memoria’. Le indagini della Digos, coordinate dalla procura di Aosta, risalgono al 2018.
Cazzate? Decisamente sì. Ma opinioni. Che in una democrazia dovrebbero essere sacre.
Cioè, questo deve tirare fuori 40 mila euro, più le spese legali di due processi, perché ha detto frasi proibite e messo un’aquila sul cancello?
Ma iniziassimo a fare lo stesso per immigrazionisti e femministe e chi propaganda la loro ideologia, vedreste come ci sarebbe la ritirata della marea.