MENO DUE DA MANTENERE, MENO DUE ROMPI COGLIONI:
SPENDERE DEI SOLDI PUBBLICI PER FARE UN PROCESSO SULLA MORTE DEI DUE TERRORISTI E' PROPRIO UNA VERGOGNA CHE NON POSSIAMO ACCETTARE.
Alessandro Marcogliano, di 53 anni, uno dei due anarchici morti nell'esplosione del casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a Roma, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di 'azioni dirette' - dagli ordigni ai plichi esplosivi - contro politici, giornalisti, forze dell'ordine. I giudici della Corte d'Assise ad aprile di quell'anno lo condannò a 5 anni mentre ad Alfredo Cospito ne furono inflitti 20. Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell'ambito dell'inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto.
"Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d'ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza - aveva scandito con tono solenne davanti al giudice - presuppone l'esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale. Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa. Odio l'attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe". Secondo quanto risulta all'ANSA il suo scritto non è stato acquisito o oggetto di alcun azione da parte dell'Autorità giudiziaria. Quindi non le era stata mossa alcuna nuova accusa in quanto le sue parole sono state considerate una dichiarazione processuale. Ardizzone viveva da diversi anni in una piccola frazione del comune umbro di Sant'Anatolia di Narco, in provincia di Perugia. "Era solitaria e in paese praticamente nessuno la conosceva, nemmeno i vicini", ha detto all'ANSA Tullio Fibraroli, sindaco del centro umbro che ospita non più di 500 abitanti. Sembra che Ardizzone vedesse comunque di tanto in tanto alcune persone che arrivavano a casa sua da fuori.
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