venerdì 28 novembre 2025

QUESTO NON E' UN PRESEPE, E' DI FATTO UNA FOTOGRFIA A PRESA PER IL CULO. SE PRENDESSIMO PER IL CULO L'ISLAM SI INCAZZEREBBERO, ORA PERCHE' DEVI PRENDERE PER IL CULO LA RELIGIONE CATTOLICA?. QUESTO E' IL PRESEPE DI SHARIA. ANDATE TUTTI A FANCULO CARI SINISTRATI E PIDDINI, E UN CATTIVO ANNO NUOVO, POI IL BUON NATALE ARRIVERA' A SUO TEMPO, E SARA' INCISIVO DA PARTE DI TUTTI I VERI CRISTIANI. NOI IN CASA FACCIAMO IL PRESEPE E L'ALBERO, E NELLE TERRAZZE COME OGNI ANNO LE ADDOBBIAMO E ANCHE ALLA PORTA, I PRIMI CHE CI ROMPONO I COGLIONI DUE LEGNATE TR CAPO E COLLO.


Questo non è un "presepe".
Questa è la fotografia agghiacciante di una resa. Di una capitolazione culturale e identitaria mascherata da "inclusione".
La notizia del "presepe della sharia" a Bruxelles, con le figure femminili velate e Gesù senza volto, non è una semplice trovata artistica provocatoria. È un simbolo potente e terribilmente chiaro di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi: non un dialogo tra culture, ma la negazione silenziosa e sistematica delle nostre radici.
Ci riempiamo la bocca di parole come "integrazione"? L'integrazione autentica nasce dal rispetto reciproco, non dall'umiliazione unilaterale. Nessuno, in un paese a maggioranza musulmana, si sognerebbe mai di trasformare una moschea per "adattarla" ai valori occidentali. Sarebbe giustamente considerato un oltraggio intollerabile.
Eppure, in Europa, permettono questo.
Permettono che la Natività, simbolo universale di pace e amore, venga stravolta fino a rappresentare l'esatto opposto: l'imposizione, l'oscurantismo e la negazione dell'identità.
La vera indignazione, quindi, non deve essere solo per il presepe in sé. Deve essere per la cecità di un establishment europeo che, in nome di un politicamente corretto malato e suicida, finanzia e legittima la propria scomparsa.
Questo non è un attacco alla fede islamica dei singoli. È una denuncia contro chi, da entrambe le parti, gioca un gioco pericoloso: gli uni imponendo segni di dominio, gli altri inginocchiandosi per accoglierli in nome di una tolleranza che non è più virtù, ma vizio.
Basta ipocrisia.
Difendere le proprie radici non è razzismo, è amore per la propria casa. Riconoscere il valore della nostra storia non è odio per gli altri, è il presupposto per un incontro vero, da pari a pari.
Se non siamo più capaci di difendere il volto di Gesù nel nostro Presepe, cosa resterà da difendere domani?










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