ECCO COSA HANNO FATTO DEI SOLDI PER EVITARE LE ALLUVIONI BONACCINI E LA SCHLEIN
STEFANO BONACCINI E’ UN PRODOTTO POLITICO GENETICAMENTE MODIFICATO: CREATO ARTIFICIALMENTE IN LABORATORIO DURANTE UNA SITUZIONE DI CRISI.
La metafora politologica la uso per descrivere Stefano Bonaccino e il PD che avrebbe dovuto essere la versione moderna dell’ex PCI. Quindi, un partito storico che aveva le sue radici nel movimento contadino e operaio. Con una identità e un radicamento di massa passato attraverso un patrimonio di dure lotte sociali, tra cui il riscatto delle terre e l'affermazione dei diritti dei lavoratori.
Il PCI ha avuto, comunque uno la pensi, dirigenti politici di grande cultura, a partire da Togliatti (Il "Migliore"): fu fine giurista e umanista. Traduttore di Voltaire, saggista di estetica e profondo conoscitore della filosofia idealista e marxista.
Tra i dirigenti nazionali, tutti più o meno di approfonditi studi e di grande cultura, ha avuto: Umberto Terracini che fu tra le menti giuridiche più brillati d’Italia; e poi Alessandro Natta - raffinato filologo e letterato; e ancora, Aldo Tortorella, uno degli intellettuali più acuti del novecento, e potrei continuare a lungo. Quando i citati dirigenti governavano il Pci, Stefano Bonaccini aveva i pantaloni corti e vendeva l’Unità al suo paesello di Campogalliano.
ll Pci era arrivato tra Modena e provincia ad avere circa 250 dipendenti tra dirigenti e funzionari. Poi, con il crollo del Muro di Berlino, il cambio del nome, e il processo Mani Pulite, il partito ha perso voti e iscritti, e ha dovuto ridimensionare il suo organico. C’è stato un fuggi fuggi generale. Tutti a cercare un nuovo posto di lavoro nelle grandi aziende vicino al Pci, nelle cooperative, negli enti di seconda elezione ecc. Quei pochi, come Stefano Bonaccini, senza arte nè parte e senza mestiere, sono rimasti a disposizione del partito che ormai non sapeva dove metterli.
Bonaccini, prossimo alla disoccupazione, essendosi svuotato il partito di funzionari e dirigenti, si è trovato in una federazione ormai deserta. Così, con il gruppetto di disoccupati rimasti, ha potuto fare l’assessore a Modena; poi il segretario della federazione, ormai svuotata. Ha fatto inoltre il segretario regionale Pci quando la situazione era anch’essa desertificata.
Da segretario decidi tu dove vuoi andare...qui gli elettori votano chiunque si trovi sotto al simbolo della falce e martello. Scomparsi i comitati federali, i comitati comunali, le segreterie, ecc. Bonaccini ha potuto trovarsi, incredulo lui stesso, presidente della Regione e poi presidente nazionale di un PD ormai democristianizzato attraverso una ibridazione innaturale di carrieristi, speculatori, opportunisti e finti proletari.
La selezione della classe politica è pari a zero e l’abbassamento del livello di rappresentanza è arrivato perfino ad avere al vertice del PD l’incolto politico di Campogalliano.
Quando Stefano Bonaccini parla di studi e di cultura, lo fa per nascondere le sue carenze in questo senso. Non è che un politicante: zero in letteratura, zero in filosofia, pittura, musica, storia, lingue, geografia, nulla di nulla, si copre accusando gli atri di non avere ciò che lui non ha: pensiero, studio, conoscenza, cultura. Si tratta, politicamente parlando, di una specie di Vanna Marchi del pensiero politico.
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