giovedì 21 maggio 2026

C'E' SOLO UNA DISGRAZIA IN ITALIA, ED E' QUELLA DI AVERE I SINISTRATI COME QUESTI NEL VIDEO: CARI FIGLI DI PUTTANA SUCCHIA CAZZI DEI NEGRI SCHIFOSI MALEDETTI, ANDATE TUTTI A STROCARLO NEL CULO PERCHE' E' QUELLO IL VOSTRO POSTO, E NON IN ITALIA. GUARDATELI NEL VIDEO, SONO TUTTI DEI BASTARDI, LORO PARLANO DI DISGRAZIA UNO CHE HA VOLUTO FARE UN STRAGE SOLO PERCHE' E' ISLAMICO. SE ERA UN CRISTIANO SEMPRE LORO PARLABVANO DI FASCISTA RAZZISTA.

SENTITE COSA DICONO I POVERI COMUNISTI ANTISEMITI E ANTI CRISTIANI DI MODENA..I QUALI PARLANO DI DISGRAZIA QUELLO CHE E' ACCADUTO A MODENA. SE GLI FOSSE ACCADUTO A LORO O AI SUOI FAMIGLIARI, NON ANDAVANO IN PIAZZA A FAESTEGGIARE, MA A BACIARE IL CULO ALL'ATTENTATORE.


 Auto sulla folla, la reazione di Modena. Ieri sera (17 maggio) migliaia di persone hanno risposto all'appello del sindaco Mezzetti e partecipato ad una manifestazione in Piazza Grande contro odio e violenza..

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Fabrizio Di Alessandro

Andatelo a dire ste cazzate a quella povera donna che ha perso le gambe, pagliacci

Piera Ferrari

Giuro che se sento un modenese lamentarsi degli extra gli sputo in faccia

Alessandro Bonfiglio

Siete sempre e solo dei poveri comunisti

Fabrizio Ogni

Quanta ignoranza in piazza finti buonisti maritavate voi di essere al posto di quei poveretti rimasti feriti
Sergio Alessio
Siete senza vergogna

Severi Fabrizio

Giustificatelo mi raccomando poverino.....!!!!! L'odio è il vostro di chi non la pensa come voi e va zittito

Luciano Calzati

"Una disgrazia del genete"!?? Ma a questa bambina che lavaggio del cervello devono aver fatto!? Un delirio collettivo, una allucinante surreale messinscena senza capo né coda. Lacrime applausi inni alla Fratellanza contro chi semina odio ripetendo un mantra di frasi fatte senza senso ne costrutto. Un popolo alla deriva che ha perso ogni contatto con la realtà e la capacità di distinguere tra il bene e il male

Elena Franci

Non e' una disgrazia ne' un incidente
..e' un atto criminale!

Andrea Mero

Quando succera alle votre famiglie, ne riparleremo ....buonisti

Marco Di Lorenzo

.....visto in tv i commenti del sindaco e di cittadini modenesi, ma a sto punto perche non si sono cantati pure "bella ciao" mah🤔....povera italia ,contenti loro

Nadia Ciarlantini

Otto corpi a terra, ma tanto è solo un povero matto. La solita diagnosi. La psichiatria assolve, la politica ringrazia, il dibattito si chiude.
Siamo a Modena, cuore dell'Emilia, sabato pomeriggio. El Koudri, 31 anni, marocchino naturalizzato italiano, laureato in economia, ha lanciato la sua auto a cento all'ora sui marciapiedi del centro, per colpire più persone possibile. Sceso dall'auto, ha impugnato un lungo coltello e ha colpito chi provava ad aiutarlo.
Una donna di 55 anni ha perso entrambe le gambe. Quattro feriti versano in condizioni gravissime. Lo hanno fermato i passanti, non lo Stato. Quattro cittadini con il coraggio che le istituzioni non trovano da decenni.
E il primo riflesso dell'informazione italiana è stato cercare la sua cartella clinica. El Koudri era stato in cura psichiatrica. Non trovava lavoro. Si sentiva "bullizzato". Un laureato di 31 anni che usa il lessico dell'adolescenza per giustificare una strage. Con questa triade si pretende di chiudere il caso prima che qualcuno debba aprire il problema terrorismo.
El Koudri era laureato. Come erano laureati o integrati gli attentatori della metropolitana di Londra nel 2005: un insegnante di sostegno, un figlio di imprenditori, stimati nelle rispettive comunità. Cinquantadue morti. Il titolo di studio non è mai stato un vaccino contro la radicalizzazione. È un altro alibi che serve a non guardare dove fa male.
Perché lo "squilibrato" è il nuovo "caso isolato". La formula si è evoluta, adattata ai tempi. Se è matto non è terrorismo; se non è terrorismo non è un problema di integrazione; se non è un problema di integrazione la politica migratoria resta sacra e chi la interroga è un razzista.
Catena logica perfetta nella sua funzione: non cambiare nulla. Ma il gesto di El Koudri non è il gesto caotico di chi perde il controllo. È un protocollo: auto sulla folla ad alta velocità, massimo danno ai pedoni, fuga a piedi con arma bianca.
Lo psichiatra spiega il perché individuale. L'analista di sicurezza riconosce la firma collettiva. In Italia si preferisce lo psichiatra: costa meno alla coscienza.
Il catalogo europeo andrebbe letto per intero, una volta sola, in silenzio, da chi ancora parla di casi isolati. A Nizza nel 2016 un nordafricano con passaporto francese guidò un camion sulla Promenade des Anglais: 86 morti.
A Barcellona nel 2017 un furgone sulla Rambla: 16 morti, marocchini di seconda generazione cresciuti in Catalogna.
A Bruxelles le bombe in aeroporto e nella metropolitana: 32 morti, belgi nati da famiglie marocchine.
A Manchester un figlio di libici accolti come rifugiati si fece esplodere tra i ragazzini di un concerto: 22 morti.
A Solingen nell'agosto 2024 un siriano accoltellò tre persone a un festival.
A Magdeburgo, quattro mesi dopo, un saudita lanciò l'auto sulla folla del mercatino di Natale.
Tutti squilibrati? Tutti soli? Tutti lupi solitari che per pura coincidenza cacciano la stessa preda con lo stesso metodo?
Va detto con nettezza, prima che qualcuno provveda a confondere le acque: la stragrande maggioranza dei musulmani in Europa vive in pace, lavora, rispetta le leggi. Non è in discussione e chi sostiene il contrario mente.
Ciò che è in discussione e che nessuno vuole affrontare, è un problema strutturale di compatibilità tra una lettura letterale del testo coranico e i fondamenti della democrazia liberale.
Il cristianesimo ha attraversato la Riforma, l'Illuminismo, due secoli di secolarizzazione. L'islam dominante quel percorso non lo ha compiuto. Non è un giudizio morale: è un dato storico. E la storia presenta il conto, puntuale, da Nizza a Modena.
Da un lato il lupo solitario con il protocollo. Dall'altro le baby gang delle seconde generazioni che hanno fatto della violenza di strada un'identità: li chiamano maranza, come se un nome nuovo potesse rendere il fenomeno meno grave. Due sintomi, una sola causa.
Karl Popper scrisse che la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. A sinistra lo citano contro ogni rigurgito fascista, e fanno bene. Ma lo si applichi anche al fondamentalismo islamico, oppure si ammetta che il paradosso di Popper è a uso ideologico esclusivo, buono per i convegni e inutile per i marciapiedi.
L'islam è la più grande confessione religiosa non cattolica presente in Italia a non avere firmato l'intesa prevista dall'articolo 8 della Costituzione. Valdesi, ebrei, buddhisti, induisti, ortodossi: tutti hanno accettato il patto con lo Stato. L'islam no.
Eppure opera con una libertà che chi ha firmato non si sogna: moschee abusive in garage e capannoni che nessuno chiude, spazi concessi da sindaci compiacenti, candidature nelle liste del PD per intercettare il voto comunitario.
Il paradosso è compiuto: l'unica religione che rifiuta le regole del gioco democratico è quella che gode della massima tolleranza. Il premio va a chi non firma.
Dopo Pearl Harbor gli americani internarono 120.000 persone di origine giapponese, due terzi cittadini a pieno titolo, ma possibili nemici o quinte colonne per provenienza. Non potevano più fidarsi e lo fecero per controllare ed evitare attentati. Fu lo stesso un'infamia, riconosciuta mezzo secolo dopo.
All’opposto, oggi l'Europa non riesce a sorvegliare un singolo musulmano con precedenti psichiatrici conclamati e segnali di allarme leggibili a chiunque non volesse girarsi dall'altra parte.
Tra l'internamento di massa e il nulla assoluto esiste uno spazio enorme. Si chiama prevenzione. Nessuno ha il coraggio anche solo di parlarne, figurarsi poi di occuparlo, perché significherebbe ammettere che il problema esiste.
Sabato pomeriggio, mentre una donna perdeva le gambe su un marciapiede del centro di Modena, i siti di informazione titolavano: "Auto sulla folla a Modena". Soggetto grammaticale: l'automobile. E l'autore: un italiano.
Perché i principali organi di informazione si sono affrettati a definirlo tale, come se il passaporto cancellasse tutto il resto.
Ma avere la cittadinanza non significa possedere un pezzo di carta. Significa avere fatto propria la cultura del Paese che la concede.
E il problema sta tutto qui. In una sinistra globalista che quella cultura non solo la rigetta, ma opera per diluirla e annullarla del tutto.
Fa pensare che il fatto sia accaduto nel cuore della regione più rossa d'Italia. Quella che ha inventato i tortellini halal, mantenendone il nome ma svuotandoli di ciò che li rende tortellini: il maiale. La stessa operazione compiuta sulla cittadinanza: si mantiene la parola, si cancella il contenuto.
Nella terra del tortellino la carne halal entra nelle mense scolastiche, nessuno si oppone a chi protesta contro i simboli della tradizione emiliana e il ramadan si festeggia in piazza. L'Emilia che predica integrazione ha integrato a senso unico: non lo straniero nella cultura italiana, ma l'Italia nella rinuncia a sé stessa.
Il giornalismo italiano è morto per overdose di conformismo, sepolto sotto il terrore di essere accusato di sciacallaggio da chi ha costruito carriere sulla rimozione della realtà.
Chi dice pane al pane e vino al vino viene messo alla gogna. Ma lo sciacallo non è chi nomina il problema. È chi lo copre di silenzio perché nominarlo potrebbe costare un invito in meno al salotto giusto.
Una donna a Modena non camminerà più. Le hanno strappato le gambe. A questo Paese stanno strappando la vista. E chi prova a restituirgliela viene chiamato razzista da chi non ha mai dovuto schivare un'auto sul marciapiede.
Rocco Angelo Bruno
Non c'è la fanno proprio . Sono fatti cosi 🤷🏻‍♂️

Alessia Ale Rossi

ma sei seria? prendersi cura degli altri?

Luca Succi

La sinistra è sempre e comunque dalla parte dei delinquenti e contro gli italiani è sistematico ormai.

Ketty Cannavo

Non è una disgrazia! 😡










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