mercoledì 27 ottobre 2021

MENTRE PER LAMORGESE PARLA DI FORZA ONDULATORIA RELATIVA ALL'ASSALTO ALLA CGIL, I TERRORISTI ISLAMICI DEI SINISTRATI E DEI PIDDINI ARMATI DI SPADE FANNO LA GUERRIGLIA ISLAMICA A LIVORNO


GUERRIGLIA ISLAMICA: BANDE DI TUNISINI ARMATI DI SPADA IN GIRO PER L’ITALIA

OTTOBRE 26, 2021








LIVORNO. Una spedizione punitiva e premeditata dopo un litigio, avvenuto il sabato precedente alla guerriglia di via Buontalenti, per contendersi le piazze di spaccio cittadine. In una zona franca, vicino al Mercato centrale appunto. Sono stati tutti identificati – e sono indagati per il reato di rissa aggravata – i 20 partecipanti ai disordini che lo scorso 15 settembre, poco prima delle 22, hanno sconvolto il centro di Livorno. Seminando caos e distruzione: macchine e sedie rotte, una pistola scacciacani caricata a salve puntata ad altezza uomo, duelli con spade e sciabole, una donna incinta che terrorizzata si è dovuta rifugiare in una pizzeria, dove si è chiusa dentro insieme al titolare. Con gli abitanti, dalle finestre, increduli a riprendere la scena con i telefonini, i cui filmati sono stati fondamentali nei giorni scorsi per arrivare a dare un volto e un nome ai partecipanti o quantomeno alla maggior parte di loro.

Gli indagati sono tutti tunisini: dodici residenti a Livorno e otto a Bergamo (i rinforzi arrivati per lo scontro), secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. Questi ultimi, in particolare, sarebbero stati chiamati dalla cosiddetta “fazione debole” labronica per farsi giustizia sui rivali, più numerosi ed evidentemente agguerriti, che il sabato precedente li avevano picchiati in una scorribanda avvenuta fra piazza della Repubblica e via Garibaldi, a poca distanza da via Buontalenti. Il motivo della guerriglia finale – che alcuni dei denunciati, negli interrogatori, hanno bollato, forse per depistare le indagini, come vendetta a un semplice sgarbo – riguarderebbe invece il mercato cittadino della droga. Il contendersi le piazze di spaccio o, al massimo, un debito non pagato fra fornitori e acquirenti. Su questo i carabinieri della Compagnia di Livorno, guidati dal capitano Ugo Chiosi, stanno continuando a fare luce in collaborazione con i colleghi del reparto operativo, diretti dal tenente colonnello Armando Ago, e coordinati dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Massimo Mannucci. Secondo gli inquirenti, viste le armi bianche i 20 si sono portati dietro, si tratterebbe quindi di una spedizione punitiva premeditata, per vendicare a suon di coltellate e colpi di spada i tunisini rimasti precedentemente sconfitti.

Sono 20, come detto, gli indagati per il reato di rissa aggravata. Tutti di nazionalità tunisina e da tempo in Italia, hanno fra i 25 e i 40 anni. Tre di loro, nel corso delle scorse settimane, sono stati espulsi dall’Italia e attualmente – secondo quanto spiegato dai carabinieri – si trovano nei centri di permanenza per il rimpatrio di Torino e Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, Basilicata. Cinque hanno ricevuto invece un “daspo urbano” da parte del questore di Livorno, Roberto Massucci, quattro invece un foglio di via (si tratta di tunisini residenti a Bergamo). Alcuni dei giovani denunciati sono già stati interrogati: fra loro chi ha raccontato di non essere stato presente ai fatti contestati, mentre altri – quattro domiciliati a Bergamo, ad esempio – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli indagati hanno nominato come avvocati di fiducia i legali Massimo e Giulio Parenti (che difendono rispettivamente tre persone e una, un ventiseienne che si dichiara estraneo ai fatti), Giulia Bottone (assiste un venticinquenne), Alessandra Natale (un trentenne) e i bergamaschi Roberta Barbieri (quattro indagati, fra cui due fratelli) e Angelo Riccobene.







Come mai su i clandestini non si fanno accertamenti? Le spade le avevano per ferire qualcuno, come minimo, eppure hanno sempre delle scusanti…ed avvocati. Mi piacerebbe sapere se sono stipendiati da soros o con le nostre tasse….


























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