DURIGON: «LA STORIA NON SI CANCELLA, FU MUSSOLINI A BONIFICARE L’AGRO PONTINO»
AGOSTO 27, 2021
«Mi riferisco», continua Durigon, «alla bonifica dell’Agro Pontino. Stiamo parlando del recupero di un’area con una superficie di circa 75.000 ettari, che per secoli è stata flagellata dalla malaria. Il progetto di recupero e valorizzazione fu un’opera immensa. Dal 1926 al 1937, per bonificare le paludi dell’Agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio, con il lavoro di circa cinquantamila operai, provenienti da tutto il Paese».
«Estirpata la malaria e recuperato il territorio, a seguire sorsero nuove città, di cui la prima fu, nel 1932, l’attuale Latina (all’epoca chiamata Littoria). Che, anche in seguito alla seconda immigrazione (post-bellica), negli anni Settanta, divennero straordinari luoghi di incontro e di integrazione fra culture, modi di vivere, dialetti, tradizioni, molto differenti fra loro. Tutto ciò ha fatto, dell’Agro Pontino, un vero e proprio caso di studio demografico e sociologico nazionale».
«Nella mia mal formulata proposta, io avevo a cuore solo l’idea di ricordare questa storia così intensa e così particolare. E ancora oggi così sentita nella zona di cui sto parlando. E, soprattutto, non ho mai chiesto “l’intitolazione del parco al fratello di Mussolini”, come hanno riferito alcuni titoli di giornale. Bensì semplicemente il ripristino del suo nome originario», incalza Durigon. «Il nome “Arnaldo Mussolini” venne infatti scelto dai coloni. E per decenni è rimasto tale, nonostante il susseguirsi dei sindaci e delle giunte. E fa parte della memoria della città».
«Dunque, io non ho mai inteso né accostare i nomi dei giudici Falcone e Borsellino a quello del fratello di Mussolini. Né tantomeno fare un assurdo confronto fra loro. Sostenere il contrario, come è stato fatto sulle mie parole, è una forzatura bella e buona. Perciò, al di là dei miei errori di comunicazione (nella forma), nella sostanza sono stato strumentalmente attaccato per aver proposto di salvare la memoria storica di cui sopra. Sono stato attaccato per il fatto di voler ricordare lo sforzo e l’impegno di così tanti italiani. A prescindere dal nome specifico di Arnaldo Mussolini. Ciò che a me sta veramente a cuore, come nipote di “coloni”, è solo di ricordare», conclude Durigon, «quella storia collettiva di impegno e sacrificio».


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