lunedì 8 giugno 2026

IL GRANDE BLUFF DEL CORPORATIVISMO ROSSO - COME HANNO SOSTITUITO I NOSTRI GIOVANI CON IL MERCATO DELLE TESSERE E DELL'IMMIGRAZIONISMO

​Per anni ci hanno propinato la favola rassicurante, ripetuta a reti unificate da sindacati, intellettuali progressisti e burocrati di partito: “Abbiamo bisogno degli immigrati perché gli italiani certi lavori non li vogliono più fare”.
Una frase coniata ad hoc, spuntata improvvisamente dal nulla per creare uno stigma sociale contro i nostri lavoratori e legittimare, sotto la maschera dell'accoglienza, un gigantesco travaso economico e sociale.
​Oggi, i dati e i fatti smascherano quel racconto. Non era un’emergenza temporanea, ma un disegno di ingegneria sociale ed economica strutturato dal sistema del corporativismo rosso, con la complicità attiva di grandi aziende e centrali cooperative. Mentre centinaia di migliaia di giovani italiani erano costretti a emigrare all'estero per vedere riconosciuto il proprio talento, in patria si strutturavano canali permanenti per importare manodopera straniera a basso costo, da inserire in settori a basso salario e alta fatica. Un progetto che oggi la sinistra e le sue diramazioni sindacali sono costrette continuamente a coprire e giustificare, per nascondere una verità scomoda: l'uso del mondo del lavoro come bacino d'influenza per il proprio potere e per la futura fidelizzazione dell'elettorato (che si consolida via via con i processi di naturalizzazione).
​La prova dei numeri sembra mostrare una sostituzione pianificata.
​I dati ufficiali dimostrano come l'Italia abbia costruito, dal 2001 a oggi, un mercato del lavoro strutturalmente dipendente dall'estero. Nel 2001 gli stranieri residenti in Italia erano circa 1,33 milioni; nel 2019 avevano già superato i 5 milioni, con un incremento del +277%. Nel 2024 la cifra è salita a circa 5,3 milioni (l'8,9% della popolazione totale), concentrati per l'83,2% nelle aree produttive del Centro-Nord.
​Parallelamente, la forza lavoro straniera è diventata la spina dorsale di comparti specifici: nel 2023 gli occupati stranieri erano quasi 2,4 milioni (oltre il 10% del totale), saliti a poco più di 2,5 milioni (10,5%) nel 2024. Le concentrazioni parlano chiaro: servizi personali e collettivi al 30,4%, agricoltura al 18%, ristorazione-turismo al 17,4% ed edilizia al 16,4%.
​Non si tratta di eventi casuali. I decreti flussi degli ultimi anni svelano una programmazione scientifica: il triennio 2023-2025 ha pianificato ben 452.000 ingressi per lavoro (136.000 nel 2023, 151.000 nel 2024, 165.000 nel 2025), a cui si aggiungono le 497.550 quote già previste per il triennio 2026-2028. Questa non è gestione dell'immigrazione; è importazione strutturale di forza lavoro.

Qual'e ​Il ruolo di cooperative e sindacati Il controllo della piazza?
​Chi c’è dietro la cabina di regia di questa operazione?
I protocolli ufficiali parlano da soli. Esistono accordi precisi tra il Ministero del Lavoro e le organizzazioni datoriali per semplificare le procedure di ingresso dei lavoratori non comunitari. Tra i firmatari del protocollo del 2022 compaiono in prima fila le sigle del mondo cooperativo: AGCI, Confcooperative e Legacoop. Inoltre, nei decreti flussi, quote prioritarie per il lavoro stagionale sono riservate proprio alle istanze presentate tramite l'Alleanza delle Cooperative Italiane.
​Qui crolla la retorica della solidarietà e emerge il vero volto del corporativismo rosso: un sistema anti-italiano che utilizza il controllo capillare dell'ambiente di lavoro per mantenere in vita le proprie strutture.
I numeri che vediamo nelle piazze-propaganda, le manifestazioni brandizzate, i presidi dei lavoratori "in lotta" per crisi estere, spesso non sono l'espressione di una reale e spontanea coscienza di classe, ma il risultato di una pressione interna asfissiante. I lavoratori, italiani e stranieri, si sentono costretti a partecipare ai cortei indetti dai sindacati per non compromettere un rinnovo contrattuale, un avanzamento di carriera o semplicemente per non essere isolati nelle dinamiche aziendali.

​La verità è ancora più amara: gran parte della gente portata in quelle piazze — compresi molti italiani, per non parlare degli stranieri spesso privi di strumenti linguistici e di accesso ai dati — non ha la minima contezza delle reali rimostranze macro-politiche. Vengono usati come carne da cannone mediatica, spinti a sfilare per ottenere piccoli ed elementari diritti aziendali, miseri privilegi di mensa, scatti di livello puramente d'immagine o piccoli aumenti salariali, mentre i vertici sindacali e cooperativi incassano il peso politico del controllo sociale e il rinnovo delle tessere.
​La fuga dei nostri figli è stato Il costo umano di un'ingegneria sociale.
​Mentre l'apparato burocratico e cooperativo spalancava le porte alla manodopera estera per calmierare i salari e mantenere il controllo dei settori meno attrattivi, l'Italia assisteva a un'emorragia drammatica dei propri giovani, formati a spese del sistema pubblico e poi letteralmente scaricati.
​I dati della fondazione Migrantes e dell'ISTAT certificano il disastro:
​Dal 2006 gli italiani iscritti all’AIRE sono praticamente raddoppiati (+97,5%), superando la quota di 6,1 milioni.
​Al 31 dicembre 2024, i cittadini italiani residenti all'estero hanno raggiunto i 6,4 milioni (di cui oltre il 50% in Europa).
​Solo nell'ultimo decennio, le iscrizioni all'AIRE per espatrio diretto sono state 1.179.525.
​Nel corso del 2024 gli espatri complessivi sono stati 207.316, con un'età mediana incredibilmente bassa: 31 anni per gli uomini e 29 anni per le donne.
​Il CNEL lancia l'allarme definitivo: dal 2011 al 2023, sono emigrati ben 550.000 giovani italiani nella fascia d'età tra i 18 e i 34 anni.
​Smascherare il sistema con una controinformazione basata sui dati distrugge la favola buonista della sinistra.
L’Italia non ha "avuto bisogno" di immigrati perché i suoi giovani erano pigri; il sistema economico-sindacale egemonizzato dal corporativismo rosso ha scientemente lasciato partire la meglio gioventù italiana per sostituirla con canali di ingresso permanenti di manodopera straniera ricattabile, da impiegare nei comparti dove le condizioni di sfruttamento e i bassi salari non permettevano più la sopravvivenza di un cittadino italiano.
​Questo meccanismo perverso ha creato un elettorato d'importazione e un mercato delle tessere sindacali sicuro, drogando l'economia e condannando il Paese alla stagnazione salariale e alla perdita di identità grazie al Partito dello straniero (PD, AVS e Co.). È tempo di rompere questo cordone ombelicale tra immigrazionismo incontrollato, profitto cooperativo e speculazione politica. Difendere il lavoro significa difendere i lavoratori italiani a non perdere le conquiste contrattuali, bloccare il dumping salariale e fermare la dittatura delle tessere rosse.






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